Word Mental Health Day: la riflessione dell'Unasam

Autore Redazione Web | mar, 10 ott 2023 10:38 | Unasam Giornatasalutementale

Immacolata Cassalia offre uno spunto per fare il punto della situazione in Calabria

di Immacolata Cassalia* - Oggi, i servizi in Calabria, sono un esempio di povertà dell’ascolto del bisogno. S’incolpa la persona che li produce, ma il racconto ha protagonisti disattenti che non generano condizioni che possono essere beneficiari. La biografia delle donne e degli uomini consente di capire per cambiare invece di definire, con una cultura nuova, coraggiosa, con affermazione che possono esprimere chi siamo davanti a tante debolezze.

Occorre offrire obiettivi, per difendere diritti che tengano conto l’uomo, la donna, i ragazzi, i giovani, gli anziani, nelle loro globalità prive di quell’etichettamento nosografico come una fuga dal reale da parte di una scienza che è pura ideologia, che ha assunto nei tempi un giudizio che sancisce distanze tra sano e malato e soprattutto agisce come definizione di uno status sociale nel quale la persona con condizione di sofferenza mentale è codificata, abbandonata al suo silenzio ed espulsa con violenza in un linguaggio collettivo opaco.

La sola cura, è come preoccuparsi di, come tensione verso l’altro, come incontro a rischio tra due soggetti e si faterapia, reificazione, ospedale. Il bisogno si fa malattia e si trova a giocare il ruolo accidentale fra la vita e la morte, cancellando quell’esistenza di relazione per vivere la malattia.

Lo stato di arretrato della nostra società, calabrese, si basa sulla ideologia della diversità che afferma devianza e follia, fonda anche servizi che ottimizzano il negativo, epochizzando il “malato”.

In una società avanzata, l’ideologia della diversità si deve mutare come ideologia dallequivalenza, dove la condizione della sofferenza mentale e devianza diventa “questione socialecome processo inevitabile.

Realismo non utopia, spetterà a noi valorizzare queste scelte per riempire di contenuti la quotidianità sociale con spazi pratici e praticabili dando corpo alle risorse sociali come punto di riferimento e trasformazione di una cultura ormai obsoleta, partendo da un report dell’esistente per restituire la soggettività a coloro che, chiusi nel proprio nucleo familiare, ne sono completamente privati.

Bisogna guardare ai servizi con la consapevolezza della deistituzionalizzazione, che mummifica il corpo sociale e cancella la guarigione e l’emancipazione.

Quello che si chiede un impegno politico con lo scopo di produrre una società critica intessuta d’istituzioni priva d’imballaggi nelle sue relazioni e un laboratorio che coordina scelte dove si singolarizza attraverso la partecipazione, un legame intrinseco tra parole e l’eccezionale capacità di trasformarle inazione.

Sin a oggi s’è creato un vuoto d’identità. La società calabrese, non ha alcun interesse alla “riabilitazione” della persona con condizione di sofferenza mentale, lo affermano le porte chiuse dell’ospedale, delle strutture residenziali psichiatriche, le ras, l’isolamento della domiciliarità, dove il volto della persona sofferente rimane nello scetticismo e in una pigrizia che va ricollegata alle roccaforti dell’arretratezza del pensiero.

Sul ritardo che si ha della consapevolezza, frustata dall’ambiente universitario improntata più sulla gestione ospedaliera che innovativa ai cambiamenti culturali.

Le persone con condizione di sofferenza mentale sono soggetti narrantinelle evoluzioni dei servizi, nelle evoluzioni di modelli, nell’evoluzione dell’operosità che guardano e parlano con un altro occhio che scavano nell’ombra delle coscienze intravedendo filiere uniche, credibili fatte non solo di solidarietà ma di conoscenzae di saperi che muove energie identificando se stessi costruendo appartenenza.

Noi chiediamo autonomia, oggi preclusa da vincoli e da reti a murare vivi gli uni e gli altri. L’abbandono del ruolo di paziente psichiatrico mette in frutto una riappropriazione della persona/cittadino/a/abilità creando un terreno comune, una relazione paritaria, una comunicazione reciproca, focalizzando sulla persona; capacitàanziché deficit.

In tanti percorsi di formazione, queste persone, ripeto persone, perché è questo il lessico che li raffigura, si presentano come cittadini con le loro prospettive, con i loro desideri, con le loro insicurezze ma soprattutto, con una volontà di istruirsi per aspirare a un futuro lavorativo costruito su di loro, prendendo su di sé, una funzione consapevole dei propri limiti e delle proprie capacità.

Costruirsi e ricostruire per trovare la risposta ai bisogni collettivi, una sfida verso un conglomerato urbano, in un città e di una comunità iniqua e con le disuguaglianze nell’accesso a ogni forma di vita.

Le parole che si utilizzano non sono di una cultura filosofica, paralizzate alle contraddizioni o da un pregiudizio ma da un’analisi che mostra l’indissolubilità dialettica del rapporto soggettività-oggettività e l’alienante necessità.

Bisogna creare la destitualizzazione. Si tratta di ripristinare la complessità di “ciascuno” e di ricostruire gli “spazi” di scambio affettivo e materiale, costruire insieme non la “possibilità” ma la “certezza”, l’idea del contenimento della libertà e della vita di scarto non doveva essere più vigente.

Storicizzare i tabù, non inventando i valori ma l’equità, la giustizia sociale, la difesa attiva dei soggetti deboli, i loro diritti, più libertà, più cura di sé, offrendo idee per aprire nuove strade e speranze nelle relazioni fra genitori e figli, tra cittadini e istituzioni.

Costruire un modello di società avanzata per non ricadere nell’ignoranza, nella colpa, nell’ipocrisia ed essere servi dello sciacallaggio mediatico che discrimina e non comprende le necessità, l’aspirazione che ogni persona sviluppa nel corso della propria vita, essere costruttori di una “democrazia del quotidiano” che sempre più assente e sempre meno invocata. Arricchire il “bene comune”, cooperando per un collettivo interesse individuale, restituendo la soggettivitàper dare una rilettura a quei ritardi archiviati come pensieri e parole di un tempo ancora vicini, respingendo quella politica demonizzante, concatenata a parole vuote di senso, e abbattere un sistema arcaico e dare basi a esperienze che identificano il positivo e affermare che la fragilità è solo un dettaglio.

*Coordinamento Regionale Unasam

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