A Palazzo San Giorgio, la fine di un lungo ciclo amministrativo
Si è svolta oggi l’ultima riunione del 2025 del Consiglio comunale, una seduta che assume un valore fortemente simbolico e politico, decretando di fatto la fine dell’era Falcomatà dopo dodici anni di amministrazione. Al centro del dibattito le circoscrizioni, la programmazione futura della città e, soprattutto, la mancanza di una reale dialettica politica tra maggioranza e opposizione, con la minoranza che ha chiesto con forza maggiore ascolto e condivisione delle scelte.
"Oggi è l’ultimo Consiglio dell’anno e, comunque, la fine assoluta dell’era Falcomatà - ha affermato il consigliere comunale Massimo Ripepi, intervenendo in aula con toni durissimi nei confronti dell’ex sindaco -. Abbiamo chiarito a tutta la popolazione che l’unica cosa che è riuscito a fare Falcomatà in questi 12 anni, oltre al disastro assoluto acclarato da tutti, è il club degli obiettori di coscienza. Ha prodotto consiglieri che erano con lui e che lo hanno abbandonato, dopo aver compreso il suo modus operandi"..
Secondo Ripepi, intervistato dalla collega Emilia Condarelli, sarebbero stati proprio esponenti della sua stessa area politica a sferrare le critiche più pesanti: "In Consiglio comunale ci sono state dichiarazioni durissime che lo hanno praticamente deflagrato, perché hanno detto che non ha fatto assolutamente nulla in molti settori dell’amministrazione. E lo dicono i suoi".
Uno dei principali capi d’accusa riguarda la mancanza di concertazione.
"Falcomatà non ha neanche concertato con i suoi – ha proseguito Ripepi – e il gruppo Rinascita lo ha dichiarato chiaramente in Consiglio. Noi lo diciamo da 12 anni: ha sempre fatto le cose da solo, per il suo interesse personale e politico".
Tra i simboli del fallimento amministrativo, Ripepi individua la mancata richiesta delle opere compensative legate al Ponte sullo Stretto: "Se dovessimo trovare l’opera simbolo del disastro Falcomatà, è proprio questa. Miliardi di euro che sarebbero ricaduti in opere concrete per il territorio reggino e che, per motivi ideologici, non sono stati chiesti".
Da qui l’appello ai sindaci facenti funzione degli ultimi anni a "non perdere tempo in campagne elettorali personali", ma a concertare le opere e avanzare subito la richiesta delle compensazioni, "affinché la città possa avere ciò che Falcomatà ha deciso che non dovesse mai avere".
Nel corso della seduta è stata anche votata la decadenza del sindaco Falcomatà in relazione alla sua nuova carica di consigliere regionale. Su questo passaggio si è soffermato il consigliere comunale Antonino Castorina: "Da qui ai prossimi mesi, si avvierà un percorso con Mimmo Battaglia e Carmelo Versace in Città metropolitana, con la necessità di portare a compimento il programma elettorale, partendo dallo sblocco dei cantieri e dal dialogo con la Regione per le deleghe della Città metropolitana".
Castorina ha inoltre sottolineato l’importanza delle prossime scadenze amministrative: "A marzo il bilancio previsionale dovrà essere oggetto di un approfondito confronto. Oggi, abbiamo votato la modifica dello Statuto sulle circoscrizioni, ma ora sarà fondamentale lavorare sul regolamento attuativo: sistema elettorale, composizione, organizzazione e servizi di prossimità al cittadino, che sono prioritari".
Da più parti è emersa la necessità di ricomporre un quadro politico frammentato e di rilanciare il dialogo.
"Il primo confronto da portare avanti è con i cittadini, rispetto alle loro esigenze e priorità – ha concluso Castorina – ma è evidente che bisogna dialogare anche con i gruppi consiliari e con le forze politiche che sono fuori dal Consiglio comunale. La coalizione è fatta di partiti, associazioni, mondi diversi, e a quelle realtà dobbiamo guardare con attenzione".
In questa direzione, il gruppo Red rivendica una politica fondata sul dialogo e sul confronto, puntando ad allargare il campo del centrosinistra alle forze civiche e politiche che vogliono rilanciare l’idea di una città pronta al cambiamento. Con la seduta odierna si chiude così una lunga stagione politica e si apre una fase nuova, segnata da forti criticità, ma anche da aspettative di rinnovamento.