Regionali, Lamberti Castronuovo: “I numeri non mentono, ma l’astensione grida forte"

Autore Grazia Candido | lun, 06 ott 2025 20:05 | Lamberti-Castronuovo Elezioni Polo-Civico Regione

L'analisi del leader del Polo Civico sulle elezioni regionali


In un clima politico segnato da opinioni, retorica e slogan, le parole pronunciate da Eduardo Lamberti Castronuovo, guida del Polo Civico, sulle recenti elezioni regionali risuonano come un richiamo alla concretezza: “Sono i numeri che parlano, non sono opinioni. Poi vedremo i candidati, i numeri sono inequivocabili”.
Questa affermazione, apparentemente semplice, contiene in sé diverse chiavi interpretative: da una parte la volontà di ancorare il dibattito elettorale ai dati reali; dall’altra la critica implicita al prevalere delle narrative politiche sul fatto numerico.

Quando un politico afferma che i numeri non sono opinioni, intende sottolineare che i risultati elettorali hanno una forza oggettiva che trascende le interpretazioni soggettive.
In effetti, nei sistemi democratici, i numeri sono l’elemento decisivo che conferisce legittimità agli eletti. Si può discutere di metodo, di sistema elettorale, di regole, ma alla fine il dato finale assegna la carica.
Quindi, il dottor Lamberti Castronuovo richiama, in sostanza, a una politica meno emotiva e più misurata: prima i fatti elettorali, poi la narrativa dei candidati.

Detto questo, è utile non cadere nell’illusione che i numeri siano neutri: sono influenzati da diversi fattori. Però è vero che, alla fine, esprimono una fotografia del consenso al momento del voto e, come dice Lamberti, “quella fotografia è l’unico metro incontestabile”.

Lamberti Castronuovo prosegue la sua riflessione con amarezza, sottolineando che “l’unica cosa che mi dispiace notare in maniera amara è l’affluenza alle urne che è stata troppo bassa”. Questa osservazione tocca un nodo critico della democrazia contemporanea: il disinteresse o lo scetticismo nei confronti della politica.

Un basso tasso di partecipazione indica che molti cittadini non si sentono rappresentati o non credono più che la loro scelta possa fare la differenza. È un segnale che va interpretato con attenzione: se la politica non riesce a ridare fiducia, si consegna parte dello spazio decisionale a chi continua a votare.
Lamberti postilla: “Vuol dire che la gente non crede più nella politica anche se è la politica che crea le condizioni”. Qui c’è una contraddizione apparente: la politica è fondamentale per il benessere pubblico, ma se chi dovrebbe prenderne parte la rifiuta, il circolo virtuoso si interrompe.

Inoltre, aggiunge: “Se non si ha fiducia nei candidati si cambia, ma c’era da scegliere questa volta e credo che la gente ha scelto”.


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