L'esposizione intitolata "Tra il visibile e l'invisibile” sarà visitabile fino al 18 febbraio.
Al Palazzo della Cultura Pasquino Crupi di Reggio Calabria, sino al 18 febbraio prossimo, è possibile visitare una straordinaria mostra dedicata alle opere di Cesare Berlingeri, artista di fama internazionale nonché uno dei maggiori interpreti dell’arte contemporanea. L’evento, tra i tanti promossi e realizzati dalla Città Metropolitana per le celebrazioni del cinquantesimo anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace, è certamente di grande livello. Berlingeri, nato a Cittanova nel 1948, ha esposto le sue opere in molti musei e gallerie d’arte del mondo, ottenendo grandi consensi e riconoscimenti. Conosciuto tra gli appassionati di arte moderna come il pittore delle “tele piegate”, si rivela essere una persona semplice e comunicativa.
Molto interessante l’approccio che il maestro desidera avere con i visitatori , specialmente con gli studenti, che guardano con una certa curiosità, e forse con qualche perplessità, l’esposizione a primo acchito di difficile lettura, restando però affascinati dal colloquio finale con l’artista, che desidera un contatto con le nuove generazioni per spiegare l’essenza della sua opera e il suo percorso di vita e di cultura che si sono intersecate andando in un’unica direzione.
Così Berlingeri racconta del suo paese natale, dell’infanzia e della voglia innata di disegnare sin da piccolissimo, dei suoi esordi come scenografo e costumista. Racconta di come sia sempre stato attirato dalle tele e dai colori e di come incontri illuminanti con grandi maestri del passato e critici d’arte contemporanei gli abbiano cambiato la vita. Berlingeri parla ad un pubblico attento ,affascinato dal suo eloquio garbato, della forza del colore, inteso quest’ultimo come soggetto stesso dell’opera che gli ha dato la possibilità di compiere viaggi in modi sconosciuti e inesplorati. Il giallo che definisce una escursione nella luce , il blu, un colore essenziale, quasi una pozione alchemica che possiede il dono di dematerializzare o quello di rendere visibile l’invisibile. E’ il lato oscuro del sublime … è un momento di smarrimento nell’estasi della percezione dell’infinito. Perché nella pittura di questo artista c’è magia, c’è qualcosa di ancestrale e di inspiegabile, che appartiene solo al suo Io ma, nel contempo, a tutti gli uomini, ed è connaturato alla dimensione umana e alla visione interiore dell’animo.
Il mistero contenuto nella pittura di quest’uomo gentile dagli occhi azzurri e profondi è anche quello delle tele piegate, apparentemente incomprensibili a coloro che non si soffermano sul simbolismo insito in quel gesto di chiusura o di sovrapposizione, finalizzato a voler conservare, in quelle piegature, suggestioni ed emozioni, o semplicemente parti di un infinito che, diversamente, potrebbe perdersi nell’oblio. Perchè l’infinito è mentale - afferma il Maestro - è un concetto che va oltre la visione… Berlingeri si racconta così con la pacatezza e la sincerità di un uomo puro, dimostrando di possedere una stratificata cultura filosofica ed artistica che lo porta ormai da quasi cinquant’anni a ricercare il principio di ogni cosa, con uno sguardo che non si ferma all’apparenza. In tal senso la tela piegata diventa metafora della nostra stessa esistenza, in quanto in essa sono contenuti gli arcani del mondo che nessuno potrà disvelare ma che noi umani possiamo solo immaginare. Se da un lato quindi dobbiamo soltanto accontentarci di quello che vediamo, è necessario che rimanga inalterata la voglia di conoscere e di ricercare il proprio percorso di vita. Chi siamo, dove andiamo, sono le domande che ci devono accompagnare nel nostro viaggio terreno.
E’ una continua ricerca
spirituale destinata alla conoscenza dell’Archè quella di Cesare
Berlingeri, affascinato dal mistero della vita. E a chi gli domanda chi sia
l’artista , risponde prontamente che fare l’artista non è un mestiere, ma è
una condizione di vita rivolta a scoperchiare la verità di un mondo che va
oltre le apparenze rappresentate, nello specifico, dalle superfici delle sue
tele dentro le quali è nascosto il
mistero dell’esistenza.
Raffaella
Imbrìaco