Relatore dell'incontro, il prof. Enrico Tromba, archeologo di fama internazionale, docente di Antichità Ebraiche e fondatore del centro Studi Ebraici Beth MiDrash.
Nei giorni scorsi, nell’Aula
Magna dell’Istituto Tecnico Industriale Panella Vallauri, diretto dalla
Dirigente Scolastica Prof.ssa Teresa Marino, si è tenuta una interessante
conferenza dal titolo “L’odissea del Pentcho e la vita nel campo di Ferramonti”.
Relatore il prof. Enrico Tromba, archeologo di fama internazionale, docente di
Antichità Ebraiche e fondatore del centro Studi Ebraici Beth MiDrash.
Un pubblico molto attento di
studenti delle quinte classi, ha seguito con interesse la storia del
Pentcho, battello fluviale partito nel 1940 da Bratislava con a bordo circa 500
passeggeri di origine ebraica, diretto in Palestina per sfuggire alla
persecuzione razziale operata dal Nazismo. Una vicenda non a tutti nota che il
prof. Tromba, in qualità di riconosciuto studioso della materia, ha
sapientemente intrecciato con la storia del Campo di Ferramonti di
Tarsia, il più grande dei campi di internamento italiani.
I passeggeri del Pentcho,
infatti, dopo lunghe peripezie seguite al naufragio del fatiscente battello sul
quale viaggiavano, avvenuto nel mar Egeo dopo cinque mesi di navigazione,
furono catturati e condotti al Ferramonti e vi rimasero fino alla fine
della guerra. La relazione dello studioso reggino è stata
accompagnata dalla proiezioni di innumerevoli slides e foto che
testimoniano l’accurata ricerca finalizzata alla ricostruzione storica degli
avvenimenti.
La vita nel Campo di Ferramonti è
stata descritta in modo preciso, grazie alle innumerevole fonti
documentali che raccontavano delle condizioni di vita “dignitose“ seppur
misere, degli internati. Decisivo fu il ruolo del Maresciallo reggino Gaetano
Marrari, Comandante del Corpo di Pubblica Sicurezza del campo di internamento,
che non consentì mai che quel luogo di prigionia si trasformasse in un lager .
Nel campo di Tarsia, infatti furono celebrati diversi matrimoni ebraici e
nacquero 21 bambini.
Ferramonti rappresenta dunque una pallida luce che brillò nel buio agghiacciante della persecuzione razziale, un esempio fulgido di umanità che, nonostante le regole e le restrizioni personali imposte dalle leggi dell’epoca, lasciò un segno indelebile nella vita e nell’animo dei prigionieri. Ogni anno, il 27 gennaio, in occasione della Giorno della memoria, in quel luogo, fervono le iniziative commemorative organizzate della società civile e dalla Comunità ebraica ,in ricordo della persecuzione razziale. Perché come affermava Primo Levi “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare”.