Cosa è cambiato negli ultimi anni rispetto al passato
"La limitazione è la madre della creatività",
diceva Holger Czukay dei Can. Allo stesso modo potremmo dire che la limitazione
è la madre della concentrazione, dove un'autentica esperienza musicale, intima
e profonda, richiederà una riconciliazione con la realtà della finitezza.
Diventa sempre più complicato ascoltare come si deve più di una frazione del
torrente musicale prodotto oggi, senza considerare la musica realizzata durante
altre epoche storiche precedenti a questa.
La cultura può sopravvivere in assenza di limiti
Simon Reynolds nel suo saggio RETROMANIA sostiene che è uno
dei grandi dilemmi della nostra epoca: la cultura può veramente sopravvivere in
assenza di limiti? L'accesso immediato offerto da internet ha i suoi vantaggi.
Ci sono infatti artisti che navigano l'increspato oceano di informazioni del
web, e in particolare passano al setaccio l'immenso mercatino dei ricordi usati
di YouTube a caccia di spunti creativi. Ecco perché il giro di basso del brano
The Weight di The Band si può ascoltare in Congratulations di MGMT, ed ecco
soprattutto perché Stay with me di Sam Smith è così simile nella struttura
musicale rispetto ad I won't back down di Tom Petty.
Il curioso caso del compositore Nico Muhly
Nico Muhly, giovane compositore emergente, trova spesso le
materie prime nel web. Alcuni suoi pezzi si ispirano a ritrovamenti su YouTube.
Per esempio Muhly può comporre un concerto per violino basato sulle idee
astronomiche rinascimentali, un interesse nato imbattendosi in alcuni video
divulgativi degli anni Ottanta, sul sistema solare, caricati su YouTube da un
anonimo svitato, corredati da commenti audio di personaggi come Carl Sagan.
Eppure senza voler essere troppo blasfemo e irrispettoso, c'è una sottile linea
rossa che lega questo approccio, apparentemente caotico se non casuale, da
quello dei vari Eric Clapton, Neil Young e ancora Van Morrison e Bob Dylan.
Naturalmente questi artisti appena citati, non gradirebbero il parallelismo,
anzi si sono più volte espressi in modo assai critico, se non tranciante, nei
confronti del web e di internet. Nonostante la loro massiccia presenza sulle
piattaforme di streaming, quali Amazon Music, Spotify, YouTube e via dicendo. Qual
è la questione dunque e perché il concetto di tempo in una accezione culturale
è diventata oggi così centrale per il dibattito su cosa sia espressione
artistica, cosa debba essere analizzato e riconosciuto come elemento importante
per questa epoca e che cosa no?
L’articolo provocatorio di Rolling Stone che contrappone
i “Millenials” ai “Boomers”
Rolling
Stone ha pubblicato un articolo "provocatorio" intitolato I dieci
album che sono amati dai boomer e snobbati dai Millennial. In questa lista
trovano posto dischi come Brothers in Arms dei Dire Straits così come Breakfast
in America e Slowhand di Eric Clapton, ma anche cose più attuali e al passo coi
tempi come l’omonimo album di The Cars del 1978, nonché il disco d'esordio di
una cantautrice come Tracy Chapman del 1988. Tralasciando il gusto personale e
la propria opinione, che lascerebbe il tempo che trova, alcuni di questi dischi
sono delle vere e proprie pietre miliari della musica pop. Parliamo di artisti
come Phil Collins (Genesis), di autori come John Hiatt e di interpreti quali
Tina Turner, Rickie Lee Jones e Bonnie Raitt. Nomi che, per chi frequenta e
vive in un contesto musicale ricco, diranno moltissimo, in alcuni casi vengono
citati dei lavori che hanno ispirato un'intera generazione di musicisti, forse
anche qualcosa di più di una generazione.
Eppure l'articolo, partigiano e manicheo, ci mostra come la
musica venga fruita, consumata e vissuta oggi. Anche questo è un dato legato al
tempo, alla sua funzione e alla capacità di ascolto del singolo e della
collettività. Ricordiamo ad esempio come appena due decenni fa all’uscita di un
disco come Dangerous di Michael Jackson (1991) o di Automatic for the people
dei R.E.M. fosse una cosa consueta ascoltare e discutere per settimane, se non
mesi, di queste cosiddette pietre miliari.
Considerazioni finali sul tempo come “questione
culturale”
Molto probabilmente si tratta di tempi andati per sempre
forse, ma non è difficile stabilire quale sia il confine tra un ascolto
attento, prolungato, talvolta ostinato in relazione a quest’epoca dello
streaming digitale “mordi e fuggi”, dove ogni lavoro rischia di passare
sottotono e ignorato dai più. Si tratta dell'era della frammentarietà dove
nulla è oggettivo e ogni punto di vista può avere lo stesso valore di un altro.
Francamente è un'epoca dove musicalmente parlando, si fa fatica a trovare un
qualcosa di centrale, che possa unire, decodificare e darci una sorta di
cartina tornasole. Ma anche questo è un discorso da vecchi "boomer" e
sarebbe il caso di passare avanti, concentrandosi su aspetti più significativi
e maggiormente vincolati al concetto di contemporaneità. Chissà, probabilmente
un giovane Dylan sarebbe d'accordo con questo pensiero. Del resto non stato lui
ad affermare "Venite intorno gente, dovunque voi vagate ed ammettete che
le acque attorno a voi stanno crescendo, ed accettate che presto sarete
inzuppati fino all'osso. E se il tempo per voi rappresenta qualcosa, fareste
meglio ad incominciare a nuotare o affonderete come pietre, perché i tempi
stanno cambiando."
La questione più interessante è data però da un altro aspetto: questo concetto si può facilmente applicare a molti campi e aspetti, passando dal cinema, agli audiovisivi in generale, senza sottovalutare né trascurare il settore del gioco digitale e dei casino online, mentre oggi appare evidente come le serie tv siano diventate molto più amate e seguite rispetto al passato, con un effetto domino che ha avuto conseguenze sul sistema dello streaming video, delle sale cinematografiche e del noleggio video.
(PuRed)