Il tempo è una questione culturale? Riflessione nell’era dello streaming

Autore Redazione Web | mer, 25 gen 2023 10:17 | Musica Cultura

Cosa è cambiato negli ultimi anni rispetto al passato

"La limitazione è la madre della creatività", diceva Holger Czukay dei Can. Allo stesso modo potremmo dire che la limitazione è la madre della concentrazione, dove un'autentica esperienza musicale, intima e profonda, richiederà una riconciliazione con la realtà della finitezza. Diventa sempre più complicato ascoltare come si deve più di una frazione del torrente musicale prodotto oggi, senza considerare la musica realizzata durante altre epoche storiche precedenti a questa.

La cultura può sopravvivere in assenza di limiti

Simon Reynolds nel suo saggio RETROMANIA sostiene che è uno dei grandi dilemmi della nostra epoca: la cultura può veramente sopravvivere in assenza di limiti? L'accesso immediato offerto da internet ha i suoi vantaggi. Ci sono infatti artisti che navigano l'increspato oceano di informazioni del web, e in particolare passano al setaccio l'immenso mercatino dei ricordi usati di YouTube a caccia di spunti creativi. Ecco perché il giro di basso del brano The Weight di The Band si può ascoltare in Congratulations di MGMT, ed ecco soprattutto perché Stay with me di Sam Smith è così simile nella struttura musicale rispetto ad I won't back down di Tom Petty.

Il curioso caso del compositore Nico Muhly

Nico Muhly, giovane compositore emergente, trova spesso le materie prime nel web. Alcuni suoi pezzi si ispirano a ritrovamenti su YouTube. Per esempio Muhly può comporre un concerto per violino basato sulle idee astronomiche rinascimentali, un interesse nato imbattendosi in alcuni video divulgativi degli anni Ottanta, sul sistema solare, caricati su YouTube da un anonimo svitato, corredati da commenti audio di personaggi come Carl Sagan. Eppure senza voler essere troppo blasfemo e irrispettoso, c'è una sottile linea rossa che lega questo approccio, apparentemente caotico se non casuale, da quello dei vari Eric Clapton, Neil Young e ancora Van Morrison e Bob Dylan. Naturalmente questi artisti appena citati, non gradirebbero il parallelismo, anzi si sono più volte espressi in modo assai critico, se non tranciante, nei confronti del web e di internet. Nonostante la loro massiccia presenza sulle piattaforme di streaming, quali Amazon Music, Spotify, YouTube e via dicendo. Qual è la questione dunque e perché il concetto di tempo in una accezione culturale è diventata oggi così centrale per il dibattito su cosa sia espressione artistica, cosa debba essere analizzato e riconosciuto come elemento importante per questa epoca e che cosa no?

L’articolo provocatorio di Rolling Stone che contrappone i “Millenials” ai “Boomers”

Rolling Stone ha pubblicato un articolo "provocatorio" intitolato I dieci album che sono amati dai boomer e snobbati dai Millennial. In questa lista trovano posto dischi come Brothers in Arms dei Dire Straits così come Breakfast in America e Slowhand di Eric Clapton, ma anche cose più attuali e al passo coi tempi come l’omonimo album di The Cars del 1978, nonché il disco d'esordio di una cantautrice come Tracy Chapman del 1988. Tralasciando il gusto personale e la propria opinione, che lascerebbe il tempo che trova, alcuni di questi dischi sono delle vere e proprie pietre miliari della musica pop. Parliamo di artisti come Phil Collins (Genesis), di autori come John Hiatt e di interpreti quali Tina Turner, Rickie Lee Jones e Bonnie Raitt. Nomi che, per chi frequenta e vive in un contesto musicale ricco, diranno moltissimo, in alcuni casi vengono citati dei lavori che hanno ispirato un'intera generazione di musicisti, forse anche qualcosa di più di una generazione.

Eppure l'articolo, partigiano e manicheo, ci mostra come la musica venga fruita, consumata e vissuta oggi. Anche questo è un dato legato al tempo, alla sua funzione e alla capacità di ascolto del singolo e della collettività. Ricordiamo ad esempio come appena due decenni fa all’uscita di un disco come Dangerous di Michael Jackson (1991) o di Automatic for the people dei R.E.M. fosse una cosa consueta ascoltare e discutere per settimane, se non mesi, di queste cosiddette pietre miliari.

Considerazioni finali sul tempo come “questione culturale”

Molto probabilmente si tratta di tempi andati per sempre forse, ma non è difficile stabilire quale sia il confine tra un ascolto attento, prolungato, talvolta ostinato in relazione a quest’epoca dello streaming digitale “mordi e fuggi”, dove ogni lavoro rischia di passare sottotono e ignorato dai più. Si tratta dell'era della frammentarietà dove nulla è oggettivo e ogni punto di vista può avere lo stesso valore di un altro. Francamente è un'epoca dove musicalmente parlando, si fa fatica a trovare un qualcosa di centrale, che possa unire, decodificare e darci una sorta di cartina tornasole. Ma anche questo è un discorso da vecchi "boomer" e sarebbe il caso di passare avanti, concentrandosi su aspetti più significativi e maggiormente vincolati al concetto di contemporaneità. Chissà, probabilmente un giovane Dylan sarebbe d'accordo con questo pensiero. Del resto non stato lui ad affermare "Venite intorno gente, dovunque voi vagate ed ammettete che le acque attorno a voi stanno crescendo, ed accettate che presto sarete inzuppati fino all'osso. E se il tempo per voi rappresenta qualcosa, fareste meglio ad incominciare a nuotare o affonderete come pietre, perché i tempi stanno cambiando."

La questione più interessante è data però da un altro aspetto: questo concetto si può facilmente applicare a molti campi e aspetti, passando dal cinema, agli audiovisivi in generale, senza sottovalutare né trascurare il settore del gioco digitale e dei casino online, mentre oggi appare evidente come le serie tv siano diventate molto più amate e seguite rispetto al passato, con un effetto domino che ha avuto conseguenze sul sistema dello streaming video, delle sale cinematografiche e del noleggio video.

(PuRed)

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