L'incontro con gli studenti per la presentazione dell'opera "Ritorno a Reggio"
Tra le magnolie del nostro lungomare Maffia può essere uno dei rami, tra le panchine una delle sue emozioni più profonde, tra i suoi versi il contagio per l’ansia dell’abbraccio da intensissimo amore.(G. Bova)
Presso l’Aula Magna dell’Ite “Piria-Ferraris/Da Empoli” nei giorni scorsi l’incontro degli studenti con il poeta, scrittore e critico letterario Dante Maffia, che Aldo Palazzeschi e Leonardo Sciascia indicarono come “uno dei più felici poeti dell’Italia moderna”.
Hanno partecipato alla manifestazione culturale – si legge nella nota - la Dirigente, Avv. Anna Rita Galletta, che ha aperto l’incontro, il prof. Francesco Cernuto, Presidente onorario dell’Associazione culturale Rhegium Julii, che ha promosso l’iniziativa ed il Dr. Filippo Quartuccio, Delegato alla Cultura della Città Metropolitana. L’occasione dell’incontro è stata la presentazione dell’opera di Maffia “Ritorno a Reggio”. La silloge, pubblicata nel 2019, rappresenta un segno d’attenzione e d’affetto del poeta, nato a Roseto Capo Spulico, nei confronti della città dello Stretto. Coinvolgente la partecipazione degli allievi, che hanno fatto rivivere in parole e musica l’armonia struggente dei versi dell’autore.
“Definire poeta Dante Maffia è certo insufficiente, a fronte della multiforme attività artistica – e davvero Maffia ha sperimentato la scrittura in tutte le sue declinazioni – ma è pur sempre la poesia il tratto distintivo della sua umanità, il suo modo di rapportarsi col mondo” – scrive la prof.ssa Mariantonella Sciarrone
“È poesia la sua Roseto, un luogo in ogni luogo; è poesia un castello sospeso tra cielo e mare, dove giungono gli echi delle storie lontane che le onde raccontano e dove s’odono i versi dei falconi cui Federico sapeva parlare (‘allevò i falconi e gli dette la parola’). È poesia la contemplazione della bellezza (‘senza aggettivi’)”.
“La poesia di Maffia è un tempo senza tempo (‘io vivo in un tempo senza tempo, troppo dentro e troppo fuori dal mondo’) in cui il passato è viatico al presente e visione del futuro. Roseto e Reggio, così simili, così Calabria entrambe, così aperte sul mare, tornano sempre ad offrirsi al poeta, che sa guardarle con occhi ammirati, non come paradiso perduto, non come rimpianto, ma con sguardi incantati e decantati sulla vita, sul mondo, sull’uomo, sulla storia. Roseto e Reggio sono respiro di libertà, bellezza sublime e terribile insieme, che spinge lo sguardo sulla distesa spalancata del mare (‘Calabria…casa aperta sul mare’) e del cielo, come presenza costante (‘è sempre qui, ingombra la mia anima, la tesse e la distesse’), come l’inquietudine che assilla ed accompagna il pellegrino nel viaggio di Ulisse, arcobaleno d’incontri ed ansia d’infinito”.