Mafia e vendetta dopo 25 anni: sei arresti per l’omicidio di Nicola Vivaldo

Autore Giorgia Rieto | sab, 29 nov 2025 14:56 | Ndrangheta Milano Calabria Vivaldo

Decisive per la risoluzione del caso sono state le rivelazioni di Emanuele De Castro, oggi collaboratore di giustizia

Era il 23 febbraio 2000 quando Nicola Vivaldo veniva ucciso a colpi di pistola mentre parcheggiava la sua auto vicino a casa, a Mazzo di Rho, nel Milanese. Già all’epoca, l’omicidio appariva come una vera e propria esecuzione di stampo mafioso.

A venticinque anni di distanza, i carabinieri di Milano, guidati dal colonnello Antonio Coppola e dal tenente colonnello Fabio Rufino, coordinati dal pm della Dda Alessandra Cerreti, hanno notificato sei provvedimenti di custodia cautelare in carcere firmati dal gip Tommaso Perna.

Secondo l’accusa, Nicola Vivaldo, che aveva precedenti per associazione mafiosa, lesioni, detenzione di armi e rapina, sarebbe stato ucciso dal 57enne Massimo Rosi, accompagnato sul posto in auto da Stefano Scatolini e con armi fornite dal 53enne Bruno Gallace. I mandanti sarebbero invece il 78enne Vincenzo Gallace, capo dell’omonima ‘ndrina, e Vincenzo Rispoli, 62 anni, considerato il boss della Locale della ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, che ritenevano Vivaldo un informatore dei carabinieri.

Al momento della notifica, tutti e cinque i principali indagati erano già in carcere, mentre Stefano Sanfilippo, ottantenne nato a Gela e residente a Legnano, non era detenuto. Secondo gli investigatori, Sanfilippo avrebbe fornito informazioni sulla casa e sulle abitudini della vittima.

Decisive per la risoluzione del caso sono state le rivelazioni di Emanuele De Castro, oggi collaboratore di giustizia, che ha partecipato direttamente all’esecuzione.

L’operazione rappresenta un passo importante nella lotta alla ‘ndrangheta in Lombardia, dimostrando come, anche a distanza di molti anni, la giustizia possa arrivare a colpire i responsabili di crimini di stampo mafioso.

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