La presidente: “Non un incidente, ma una scelta politica che paralizza le istituzioni”
Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio comunale di Villa San Giovanni si è verificato un episodio che va oltre la semplice dinamica procedurale, assumendo un chiaro significato politico.
Per due volte è stata richiesta la verifica del numero legale e, subito dopo, alcuni consiglieri hanno abbandonato l’aula, determinando – nella seconda occasione – la mancanza del numero necessario per proseguire i lavori e rendendo di fatto deserta la seduta.
A intervenire con una dura presa di posizione è la presidente del Consiglio comunale, Caterina Trecroci, che sottolinea come “non si sia trattato di un incidente, ma di una scelta”.
Secondo Trecroci, l’utilizzo delle regole per impedire il prosieguo dei lavori, senza che vi siano motivazioni legate ai contenuti dell’aula, rappresenterebbe una forma di paralisi istituzionale: “Non siamo più nel campo della fisiologica dialettica democratica, né tanto meno della politica”.
La presidente richiama quindi il valore della responsabilità: “La politica è confronto, presenza, responsabilità. L’antipolitica è sottrazione, ambiguità, interruzione”.
La seduta si è svolta, inoltre, in un contesto già segnato da assenze motivate, tra cui quella di un consigliere colpito da un grave episodio di furto in abitazione e quella di un assessore impossibilitato a partecipare per un intervento chirurgico. Circostanze che, secondo Trecroci, renderebbero ancora più significativa la decisione di abbandonare l’aula.
Oltre al piano politico ed etico, viene evidenziato anche un aspetto pratico: la necessità di riconvocare il Consiglio in seconda seduta per un unico punto all’ordine del giorno, con un aggravio organizzativo e personale per i consiglieri.
“Ogni seduta resa impossibile è una decisione sottratta alla città”, evidenzia la presidente, ribadendo come la responsabilità non sia delle regole, ma di chi decide di utilizzarle in questo modo.
In chiusura, Trecroci affida a un’immagine evocativa la sua amarezza, richiamando la “Fata Morgana”, quando “si vede tutto capovolto”, auspicando che simili episodi non si ripetano e che si torni a una partecipazione responsabile e condivisa, nel rispetto del ruolo istituzionale e della comunità.