Le indagini si sono sviluppate grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e una fitta attività di intercettazione
Un vero e proprio arsenale da guerra è stato rinvenuto nel Reggino nell'ambito di un'operazione che ha portato ad arresti e nuove pesanti contestazioni nei confronti di soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata.
A fare il punto della situazione, ai microfoni di ReggioTv, è stato il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli, che ha sottolineato la gravità del quadro emerso dalle indagini:
«È stato rinvenuto un vero e proprio arsenale composto da circa 17 fucili automatici, bombe a mano, esplosivo e varie altre armi. Si tratta di una quantità di armi da fuoco che non poteva che essere riconducibile a un'associazione di tipo mafioso».
Le indagini, coordinate dalla Procura, si sono sviluppate grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e una fitta attività di intercettazione emersa in diversi procedimenti. Elementi che hanno permesso agli inquirenti di individuare il presunto ruolo di uno degli indagati come incaricato operativo di una cosca.
Fondamentale è stato il lavoro sinergico delle forze dell'ordine coinvolte: dalla Compagnia dei Carabinieri di Gioia Tauro ai RIS, fino alla Guardia di Finanza, impegnati in un'azione congiunta che ha consentito di ricostruire un quadro investigativo complesso e articolato.
«Questa operazione – ha aggiunto Borrelli – conferma le nostre preoccupazioni: le cosche mantengono un'elevata pericolosità, che non si manifesta soltanto nei traffici di stupefacenti, ma anche attraverso un uso significativo della violenza».
Un'operazione che riaccende i riflettori sulla presenza e sulla capacità operativa della criminalità organizzata nel territorio, evidenziando ancora una volta la necessità di mantenere alta l'attenzione e rafforzare il contrasto a ogni forma di illegalità.