Un progetto che vuole essere punto di partenza e non di arrivo
Il Parco Nazionale dell'Aspromonte è lieto di condividere i
risultati preliminari del progetto "Sistema di valutazione e raccolta dati
della presenza e diversità degli impollinatori, conforme alle direttive del
rapporto Ipbes e agli elevati standard del Network Nazionale della
Biodiversità".
Il progetto, finanziato dal Ministero dell'Ambiente e della
Sicurezza Energetica e coordinato a livello nazionale dall'Ispra (Istituto
Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che, prevede la stesura di
una checklist che elenchi tutti gli impollinatori presenti sul territorio del
Parco Nazionale d’Aspromonte. L’iniziativa, essendo già al secondo anno di
studio e potendo contare sulla collaborazione di Orlando Campolo, Ricercatore
presso il Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi Mediterranea di
Reggio Calabria, e su Luca Pelle, Responsabile dei Progetti Biodiversità del
Parco Nazionale dell'Aspromonte, ha già fornito dati interessanti sugli
impollinatori e sulla loro attività, nonché sui pericoli di una loro scomparsa
dal territorio.
Nello specifico, va tenuto presente che tali insetti, tra i
quali farfalle, lepidotteri notturni e apoidei, sono indispensabili per la
sopravvivenza degli ecosistemi in cui operano. E’ ormai noto, infatti, come il
loro operato sia essenziale ad alcune piante (tra cui frutta e ortaggi) per la
riproduzione e la conservazione della specie. Questo tipo di collaborazione tra
specie diverse è presente in svariati angoli del globo e il suo equilibrio è
fondamentale per la corretta sopravvivenza dei vari habitat.
Nel caso del Parco, inoltre, è stato ben osservato come le
attività umane possano andare a nuocere a tale fragile equilibrio.
Agricoltura, pascolo, nonché eventi estremi come gli
incendi, possono scatenare un effetto domino che, a partire dagli insetti
impollinatori, coinvolge diverse altre specie, in primis le piante, andando
così a compromettere pesantemente gli habitat in questione.
A riprova di ciò, gli studi hanno evidenziato una
sostanziale differenza tra aree con elevata attività umana e aree libere da
quest’ultima. Nelle seconde, infatti, è emerso in modo chiaro ed evidente come
gli equilibri dell’ecosistema studiato siano rimasti pressoché inalterati, con
impollinatori e piante liberi di continuare la reciproca collaborazione.
Tutto ciò, permette di individuare le migliori contromisure
da adottare per far sì che si possano conservare tali ecosistemi e, al
contempo, mitigare gli effetti dannosi dell’attività umana.
Giuseppe Putortì, Direttore del Parco, ha difatti affermato che: "I primi risultati di questo progetto di monitoraggio rappresentano un passo importante nel nostro impegno a lungo termine per la gestione sostenibile del Parco Nazionale dell'Aspromonte. Questo progetto non è un punto di arrivo ma un punto di partenza, e continueremo ad approfondire la nostra comprensione della biodiversità e dei suoi impollinatori nei prossimi anni".
Appare chiaro, dunque, che tali studi sono un punto di
partenza da cui prendere spunto per future iniziative che abbiano come unico
scopo la salvaguardia e la conservazione delle aree protette del Parco.
Quest’ultimo, da canto suo, è deciso a continuare la propria instancabile opera
atta a conservare la biodiversità dei propri territori che rappresentano un
vero tesoro per tutti. L’invito è dunque quello di lavorare insieme per
proteggere la bellezza naturale dell'Aspromonte e assicurare un futuro
sostenibile per le generazioni a venire.