In tutto identificati 125 nidi e Reggio Calabria è la provincia più gettonata con 52
Il 2023 si
conferma l’anno record delle nidificazioni di Caretta caretta nel
Mediterraneo Occidentale. Sono
444 i nidi di tartaruga marina registrati in
Italia a chiusura della stagione: è il dato più alto di sempre. Un risultato
accompagnato dal lavoro di monitoraggio e messa in sicurezza dei siti di
ovodeposizione svolto dalle centinaia di volontari delle associazioni partner
del progetto europeo Life Turtlenest, nato per creare una rete
internazionale destinata alla tutela dei nidi di Caretta caretta sulle
coste mediterranee di Italia, Spagna e Francia.
L’elaborazione di Legambiente sui dati di Tartapedia.it,
che accoglie le segnalazioni di associazioni e istituti di ricerca, fa emergere
subito che in Italia il numero delle ovodeposizioni rispetto alla stagione
2022 è triplicato: l’anno scorso il conteggio di fine stagione si era
fermato "soltanto” a 129.
Sorprendenti
i risultati della Calabria con 125 nidi. Sono 52 i nidi trovati in provincia di
Reggio Calabria, specialmente sulla Costa dei Gelsomini, mentre risultano 14
quelli identificati in provincia di Cosenza (in particolar modo a Paola,
Bonifati, Diamante, Cariati e Santa Maria del Cedro). 9 le nidificazioni nel
crotonese, concentrate specialmente nel territorio di Isola di Capo Rizzuto. Non mancano
esempi in provincia di Vibo Valentia (2), a Briatico. Un grande risultato ottenuto grazie
all’impegno delle diverse associazioni presenti sul territorio, in particolare
Caretta Calabria Conservation. Anche se i numeri esatti si avranno a fine
stagione, si stima che i nuovi nati di origine calabrese saranno circa 6000.
In testa alla
classifica del boom italiano c’è la Sicilia (156 nidi). Seguono la Calabria
(125 nidi), la Campania (54), Puglia (45), la Toscana (23), la Sardegna (18),
il Lazio (18), la Basilicata (3), l'Abruzzo (1) e l’Emilia-Romagna (1).
Un vero e proprio record che ha coinvolto anche le coste
di Spagna e Francia, rispettivamente con 27 e 12 nidi. Dunque, complessivamente sulle coste del
Mediterraneo Occidentale sono stati identificati 483 nidi.
Il surriscaldamento delle acque, legato ai cambiamenti
climatici, sta spostando sempre di più l’areale delle tartarughe marine verso
il Mediterraneo Occidentale. Tuttavia, le
aree di nidificazione spesso coincidono con zone di turismo balneare che, se
non opportunatamente gestito, rischia di compromettere la schiusa delle uova. Spagna, Francia e Italia sono, infatti, tra i
primi sette Paesi mediterranei con la più alta pressione turistica. Risulta quindi necessario trovare un
compromesso tra attività economiche e salvaguardia della specie, creando
un’alleanza tra i diversi stakeholders: operatori del turismo, amministrazioni
locali, associazioni per la salvaguardia ambientale, cittadini e comunità
scientifica.
È proprio
questa la sfida del progetto europeo Life Turtlenest, chemira
a mitigare questi effetti attraverso l’implementazione delle attività di
monitoraggio, la messa in sicurezza dei nidi, attività di ricerca scientifica e
di informazione rivolte alla popolazione.
Un grande
ringraziamento va alle centinaia di volontari, provenienti dalle diverse
associazioni partner di progetto, che per tutta l’estate hanno sorvegliato i
litorali, monitorato e messo in sicurezza i nidi con costanza e impegno. Da
porre in rilievo anche il lavoro dei gestori balneari, perché per la conservazione
della specie Caretta caretta ora e nei prossimi anni sarà di
fondamentale importanza la corretta gestione dei lidi e dei comportamenti di
bagnanti e turisti; tanto che Legambiente, capofila di progetto, ha formato
quest’anno quasi 5000 assistenti bagnanti, grazie a un accordo siglato con la
Federazione Italiana Nuoto (FIN).
“Alla luce di questi numeri, questa porzione del
Mediterraneo si conferma un’importante nursery, assumendo quindi un ruolo
significativo per la conservazione della Caretta caretta – dichiara Stefano Di Marco,
coordinatore dell’Ufficio progetti di Legambiente e Project Manager di Life
Turtlenest–
Per questo diventa impellente garantire adeguate misure di conservazione
attraverso la collaborazione con le amministrazioni locali e dare una maggiore
spinta alle attività di sensibilizzazione rivolte ai cittadini. Inoltre,
risulta necessario implementare i processi di inserimento della Caretta caretta
nei siti Natura 2000 dove la specie non è ancora presente e istituirne di nuovi
laddove necessari, mediante la creazione di un’ampia rete di collaborazione”.
“Il risultato
di quest'anno con il record di nidi censiti del Mediterraneo Occidentale assume
particolare rilievo, perché certifica il trend positivo dell'ultimo decennio e
l'effettiva espansione dell'areale di nidificazione di Caretta caretta in
questo bacino – commenta Sandra Hochscheid, ricercatrice della Stazione
Zoologica Anton Dohrn di Napoli e responsabile scientifico del Progetto – Con Life TURTLENEST andremo a individuare le
aree di sviluppo giovanile, gli ambienti di alimentazione degli adulti e i
corridoi migratori che li connettono. L'obiettivo finale è sviluppare una
strategia integrata di conservazione che consenta di individuare le aree a
maggiore idoneità e applicare le migliori pratiche di tutela per garantirne la
resilienza nel contesto del cambiamento climatico”.
Dai nidi deposti ci si attende la nascita circa 20mila baby-tartarughe, che, una volta in mare, dovranno fronteggiare una serie di pericoli e insidie. Infatti, si stima che soltanto 1 esemplare su 1000 arrivi all’età riproduttiva (20-25 anni).
Life Turtlenest: Oltre al coordinatore Legambiente,
partecipano al progetto europeo la Stazione zoologica Anton Dhorn; Ispra;
Università La Sapienza di Roma; Università di Barcellona; BETA Technological Centre (UVic-UCC); ENCI; Cest
Med; Regione Basilicata, Regione Campania, Regione Puglia, Agenzie per la
protezione ambientale della Toscana.