L'intervento del presidente Domenico Tripodi che parla di «una situazione insostenibile»
Il caso di Peste
Suina Africana riscontrato alcuni giorni fa nelle analisi sulla carcassa di un
cinghiale trovato morto nel Comune di Cardeto, in Provincia di Reggio Calabria,
sta fortemente preoccupando l’Associazione Regionale Allevatori, Area Territoriale
di Reggio Calabria.
Questa è la
conseguenza inevitabile di un immobilismo a livello nazionale che ad oggi ha
fatto poco o nulla per favorire il contenimento del cinghiale, uno dei
principali veicoli della Peste Suina Africana. Tutta l’attività di contenimento
è a carico della Regione, con ostacoli burocratici e divieti, che sono
diventati, inevitabilmente, il principale alleato alla diffusione della Psa.
L’associazione Regionale Allevatori lancia il grido di allarme, preoccupata che
tale caso possa avere conseguenze sul commercio delle carni suine in generale,
in una Provincia dove il numero di allevamenti è in forte espansione con la
razza Nero d’Aspromonte, per la possibilità di divieti di importazione di tutti
i prodotti di derivazione suinicolo. Allevamenti bloccati e aziende agricole in
balia della burocrazia, che taglia le gambe agli allevatori più della peste
suina. La disperazione degli allevatori si accende di fronte allo stop che
blocca i maiali nelle aziende, vietando alle carni di varcare i cancelli
nonostante le deroghe lo consentono anche per la presenza delle cosiddette
“zone rosse”. Senza le autorizzazioni per portare gli animali (in perfetta
salute) al macello, il lavoro si ferma!
Il dott. Domenico
Tripodi, Presidente Provinciale dell’Associazione Allevatori di Reggio Calabria
non ha dubbi: “È una situazione insostenibile! In questo modo si condannano
alla chiusura delle aziende virtuose che avremmo dovuto premiare per il lavoro
ed il coraggio che hanno avuto salvando un intero comparto. Invece non si fa
neppure l’ordinario, costringendole ad una delle peggiori crisi economiche e ad
ulteriori spese, bloccando contemporaneamente le entrate. Serve chiarezza -
continua Tripodi - il meccanismo si è
inceppato, ma nessuno si preoccupa di sbloccarlo. La burocrazia ha ormai preso
il sopravvento bloccando tutto il sistema. Chiediamo di poter partecipare alle
riunioni tecniche Psa dell’Asp di Rc e che venga avviata una solerte
iniziativa, finalizzata ad aumentare l’attività di contrasto al cinghiale,
estendendo il periodo di caccia, mettendo in campo una maggiore attività di
controllo con tutte le autorità di competenza presenti sul territorio. Serve
agire subito - conclude infine Tripodi - mediante un’azione sinergica su tutti
i fronti, per tutelare e difendere i nostri allevamenti da questa grave
minaccia. Il tempo è scaduto, è l’ora di mettere in campo interventi concreti e
incisivi per riportare sotto controllo la gestione numerica di questi animali.
Il rischio che il contagio possa estendersi ai nostri allevamenti
rappresenterebbe un gravissimo danno economico per le imprese soprattutto per
il nostro territorio, dove il numero di maiali allevati è in continua crescita.
La situazione che si è venuta a creare impone un attento monitoraggio anche per
evitare che si possa generare strumentalizzazioni e speculazioni ai danni dei
nostri allevatori.”
L’Ara Calabria
con il Presidente Regionale Michele Colucci, il Presidente Provinciale Domenico
Tripodi e tutto il Direttivo, esprimono massima vicinanza alle aziende del
comparto suinicolo, pronti ad ogni azione utile a favore dei nostri allevatori.