Da sempre il dodicesimo uomo per spingere gli amaranto al successo
Manca sempre meno allo scontro diretto tra Reggina e Siracusa, valevole per la 23esima giornata. L'attesa di tutto l'ambiente amaranto riporta alla mente altri momenti del passato dove in palio c'era un posto nei playoff di serie B o la promozione nella massima serie. Adesso, la realtà è ben altra e domenica c'è la possibilità di agguantare il primo posto in un campionato di serie D. Ma, ciò che interessa ai tifosi è dare il proprio sostegno ed, in questo, la storia insegna che la città e la provincia si sono sempre mobilitate nelle situazioni di bisogno. "Vorrei un Granillo pieno come mi è capitato di vedere da avversario in serie in serie C" queste le parole di Bruno Trocini nel post-gara di Acireale. I tifosi hanno raccolto l'invito ed il "Granillo" si prepara a presentare un ottimo colpo d'occhio.
La Reggina arriva al big-match avendo vinto 7 volte nelle ultime 8 gare, tra queste il pari di Scafati che grida ancora vendetta tra rigore fallito e tante occasioni da rete non sfruttate a dovere. La media punti è da squadra di vertice e il radicale cambio di passo ha registrato gol a grappoli, tant'è gli amaranto possono vantare il miglior attacco del torneo. Ciò che rileva è la crescita evidente nella produzione di gioco che mette in risalto manovre da categoria superiore, in barba alle pessime condizioni dei terreni di gioco in cui ci si imbatte in queste categorie.
Trocini è riuscito a dare alla squadra quella identità che mancava e, soprattutto, concretizzando la qualità risaputa che non si riusciva a sfruttare fino in fondo. Ma Trocini ha fatto di più. Ha trasmesso ai suoi uomini determinazione e rabbia agonistica con l'intento, anche, di completare ciò che non è riuscito nella scorsa stagione, contrassegnato da un finale in crescendo che ha fatto da anteprima al piano attuale, cui va ad aggiungersi un pregevole lavoro di comunicazione. "Siamo davvero forti" va professando. Un concetto ben recepito dai suoi calciatori, i quali ben presto hanno acquisito la consapevolezza di essere superiori agli avversari.
Arrivati a questo punto, l'autostima ha raggiunto il 100% e la convinzione di farcela permea le menti dei calciatori. Basta guardare la rabbia di Barillà dopo l'ammonizione ricevuta o la disperazione di Grillo al momento della noia muscolare, tutte manifestazioni con lo stesso comune denominatore, ovvero, voler essere utili alla causa amaranto.
Antonio Spina