Il dirigente calabrese ex Milan ha affrontato diverse tematiche come le trattative con Foti e Martino e la Ternana di Bandecchi
Un curriculum di tutto rispetto nonostante la sua giovane etá, in carriera ha giá collaborato con club di alto livello come Milan e Chievo e rilanciato, stravicendo campionati, squadre come Gallipoli, Messina, Taranto, Salerno e Ternana.
Danilo Pagni, dirigente calabrese 49enne, ha affrontato diversi argomenti con la nostra redazione, toccando anche quello attualissimo in cittá che riguarda Stefano Bandecchi.
Sono diverse le squadre con le quali hai collaborato, dal Milan in Serie A alla Nocerina in D. Come é cambiato il calcio negli ultimi anni?
Il calcio é inevitabilmente cambiato poiché sono cambiate anche le regole di gioco. A livello di scelta di figure dirigenziali é cambiato il modus operandi: si riguarda piú il rapporto clientelare piuttosto che il merito o i risultati ottenuti. La tendenza attuale purtoppo esclude i giovani che hanno pochissimo spazio in campo.
Diversi i talenti scoperti da Danilo Pagni, da Immobile ad Acerbi. Oggi, quanto é difficile trovare un giovane valido?
In realtá non é poi cosí complicato: in primis bisogna mettersi in macchina e andare a seguire le partite in prima persona e poi usare le piattoforme perché bisogna differenziare i dati quantitativi da quelli qualitativi. É facile vedere il giocatore che fa la differenza, due anni fa quando seguivo la Reggina Primavera (ci giocava mio figlio), avevo notato diversi giocatori del Cesena (i gemelli Shpendi, Berti, Lepri) che oggi sono titolari in Serie C ed hanno stravinto il campionato. Ho notato come ahimé molti addetti ai lavori venivano al Sant'Agata a gigioneggiare piuttosto che capire come in quel campionato c'erano calciatori forti. Addetti ai lavori veri ce ne sono pochi, questa é una grande pecca.
Ha seguito il Caso Reggina? Cosa ne pensa?
Quello che é accaduto a Reggio Calabria é incommentabile, queste proprietá che si sono approcciate hanno causato la débâcle economico-societaria di una cittá e di una Provincia di cui tutti noi ci siamo sempre fregiati. La colpa é anche di chi non ha vigilato, di chi non ha scremato perché oltre il rating bisognava approfondire. É stato un crimine professionale e calcistico.
Cosa ne pensa del nuovo club che rappresenta la cittá in D?Lfa Reggio Calabria.
Io conosco bene Pippo Bonanno da tantissimi anni, una persona seria e preparata. Conosco Pellegrino ma piú come allenatore. Stessa cosa per mister Trocini ed il suo staff. Non voglio dare un giudizio, é chiaro che ci stanno mettendo tanto impegno ma presentarsi come proprietá a Reggio significa dare dei segnali forti. Bisogna concedegli l'attenuante del ritardo anche se a me in passato é capitato di stravincere campionati anche partendo in ritardissimo. Quest'anno non si puó sbagliare, ovviamente bisognerá fare delle scelte concrete e vincenti: avere conoscenza a 360 gradi della categoria e non solo.
Nell'ultimo periodo una tua vecchia conoscenza, Stefano Bandecchi, ha dimostrato interesse per il marchio amaranto. Che ci puó dire su di lui?
Bandecchi é stato il mio presidente a Terni, é una persona seria e preparata. A distanza di qualche anno dico che forse l'avrei dovuto ascoltare quando decisi di lasciare la Ternana. É un grande personaggio con una grandissima soliditá economica. Lo seguo anche nelle sue vicende politiche, io ho conosciuto un Bandecchi piú "mite" ma anche ai tempi rappresentava sempre una risorsa. Bandecchi é un vincente, ha le spalle larghe. Calcisticamente parlando, anche se avesse preso la Reggina o qualora la prenda, dovrá circondarsi di figure professionali diverse. Ho lavorato con lui ottenendo grandi risultati anche perché il nostro rapporto é stato sempre ottimo. Il nostro operato? Ho venduto calciatori con un ritorno di 1 milione e 200 mila euro per un totale di diciannove uscite senza alcuno scambio con mini incentivo all'esodo e quasi 15|20 della rosa hanno vinto il campionato di C. In B con Longarini, l'anno prima, mi chiesero di non arrivare ultimo, ci salvammo direttamente raggiungendo un grande traguardo.
C'é tanto scetticismo in cittá dopo i molteplici fallimenti, anche Bandecchi é ritenuto un altro personaggio che sfrutta la squadra per i propri obiettivi. Crede sia cosí?
Bandecchi é uno che ci mette la faccia, sempre. Un toscanaccio livornese dal grande spessore. Dal mio punto di vista puó essere un qualcosa in piú per un club che ha bisogno di riscattarsi. Vedremo, tempo al tempo.
Una piazza come Reggio Calabria ha toccato con mano diversi fallimenti in pochi anni. Quale pensa sia la soluzione migliore per ripartire?
Affidarsi ad una struttura societaria forte economicamente ma che allo stesso tempo porti qualcosa al territorio. L'appartenenza é fondamentale ed allo stesso tempo bisogna capire bene con chi si ha a che fare. Il calcio va gestito come un'azienda.
Danilo Pagni e la Reggina anche in passato hanno avuto modo di collaborare. Ci racconti qualcosa.
Quando ho iniziato a fare questo lavoro, andavo spesso da Lillo Foti e Gabriele Martino. I giovani erano molto attenzionati in quel periodo. Organizzavamo spesso amichevoli con i ragazzi giovani a Melia di Scilla. Non posso dimenticare l'esordio di mio figlio in Serie B e dell'altro mio figlio piccolo che ha esordito prima dei 3 anni. Quando il piú grande fu richiamato a Gennaio per ritornare a Reggio, si ruppe il crociato e chi aveva preso impegni nei suoi confronti, non li ha poi mantenuti. Adesso fortunatamente é ritornato a giocare e sta vincendo il campionato con l'Altamura. La Reggina per noi é stata comunque come una famiglia. Simone é stato contattato e cercato anche da Lfa nella figura di Pellegrino a settembre.
Ricordo quando per il Chievo venni a seguire Reggina-Livorno e indicai Acerbi da prendere senza indugiare un secondo in piú. Chiamai immediatamente Sartori.


Il segreto per vincere i campionati?
É importante seguire, cononoscere e attenzionare tutti i calciatori del panorama. Serve una conoscenza intrinseca e profonda. I particolari, nel calcio cosí come in ogni ambito, fanno la differenza. A Reggio Calabria -ad esempio- avrei confermato Stellone, puntando sui giovani anche perché Taibi é stato bravo nel portarne validi come Fabbian e molti altri. Bisognava senza dubbio portare avanti la politica dei giovani con Stellone-Taibi per una questione di sostenibilitá.
Intervista a cura di Giorgia Rieto