Amministrative a Reggio Calabria: il rischio del trasformismo e l’impoverimento della politica

Autore Grazia Candido | sab, 10 gen 2026 08:30 | Amministrative Comune Cambio-Casacca Politica

Tra cambi di casacca, accordi non dichiarati e candidature tardive, la corsa alle amministrative in riva allo Stretto


Le prossime elezioni amministrative a Reggio Calabria si avvicinano in un clima di crescente confusione politica, dove più che il confronto tra visioni e programmi sembra prevalere un pericoloso mescolamento di posizioni, alleanze e riposizionamenti personali. Un fenomeno che non è nuovo nella storia politica italiana, ma che oggi, a livello locale, assume contorni particolarmente evidenti e preoccupanti.

Il rischio concreto è quello di vedere in campo soggetti politicamente pronti a cambiare casacca non per una maturazione ideale o per una diversa lettura dei bisogni della città, ma per meri calcoli elettorali - personali. È questo, in sintesi, uno dei segni più evidenti dell’impoverimento della politica reggina.

Emblematico è il caso di Mario Cardia, che dalla Lega approda a Noi Moderati, dopo essere stato in passato considerato un “pupillo” del sindaco Giuseppe Falcomatà e dunque espressione dell’area di centrosinistra. Un percorso che, più che raccontare un’evoluzione politica coerente, restituisce l’immagine di un trasformismo funzionale alla sopravvivenza personale nel perimetro del potere.

Non meno significativo è il passo indietro di Pino Cuzzocrea, che si ritira da ruoli istituzionali sempre affidatigli dall’amministrazione Falcomatà, per poi apparire presumibilmente destinato a un futuro nel centrodestra. Anche in questo caso, il confine tra scelta politica e riposizionamento opportunistico appare quantomeno sfumato.

Infine, la conferma della candidatura leghista di Peppe De Biasi, arrivata solo dopo la fuoriuscita di Cardia, apre interrogativi legittimi: tempistiche e modalità lasciano spazio al sospetto di accordi pre-elettorali o di equilibri costruiti più nei corridoi che nel dibattito pubblico. Dinamiche che allontanano i cittadini e alimentano sfiducia. E, sicuramente, non finirà qui.

Tutto questo racconta una città in cui la politica vive una fase difficile, forse una delle più complesse degli ultimi decenni. L’ideologia, intesa non come dogma ma come bussola valoriale, viene accantonata. Al suo posto avanzano interessi individuali, ambizioni personali e strategie di breve periodo, spesso scollegate da un reale progetto per Reggio Calabria.

Eppure non è sempre stato così. In passato, anche nella durezza dello scontro politico, esistevano figure capaci di rappresentare mondi culturali e sociali riconoscibili, con appartenenze chiare e un senso della responsabilità istituzionale che andava oltre la convenienza del momento. La politica aveva un livello, una dignità, e soprattutto una coerenza che oggi appare smarrita.

Da qui l’appello finale, inevitabile, ai partiti: serve uno scatto di responsabilità. La selezione della classe dirigente non può più essere affidata al trasformismo o alla semplice capacità di portare voti. Occorrono coerenza, condivisione dei valori, trasparenza nei percorsi. Solo così si potrà restituire credibilità alla politica reggina e ricostruire un rapporto di fiducia con una comunità stanca di assistere a giochi di ruolo e cambi di bandiera.

Le amministrative che verranno non saranno solo una sfida elettorale, ma un banco di prova decisivo per capire se Reggio Calabria vuole tornare a fare politica, o continuare a subirla.


Aggiornamenti e notizie