CIS della Calabria, incontro con lo scrittore Antonio Salvati

Autore Redazione Web | gio, 26 gen 2023 10:04 | Antonio-Salvati Cis-Della-Calabria Marrc

L'autore presenterà il volume “Pentcho” - Da Bratislava alla Calabria. Le storie degli ebrei della nave che ha navigato sulle acque del Danubio

Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, per tentare di comprendere un evento terrificante e ricordare i genocidi perpetrati dal nazismo, giovedì 26 gennaio, alle ore 17:00, presso la Sala conferenze del MArRC promuovono l’incontro con lo scrittore Antonio Salvati, autore del volume “Pentcho” - Da Bratislava alla Calabria. Le storie degli ebrei della nave che ha navigato sulle acque del Danubio. Dopo i saluti di Carmelo Malacrino, direttore del MArRC e di Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, parla del libro Nicodemo Misiti, etnolinguista, scrittore, fotografo. Sarà presente l’Autore. A renderlo noto, un comunicato del CIS della Calabria.

Letture scelte a cura di Pasquale (Pax) Curatola. Il volume “Pentcho” racconta la storia di alcuni ebrei che a bordo di un vecchio rimorchiatore fluviale inadatto alla navigazione in mare, circa 500 giovani ebrei apolidi (cechi, polacchi, slovacchi, tedeschi, rumeni) salparono da Bratislava nel maggio del 1940 per fuggire all'occupazione nazista e raggiugere la Palestina, sotto il controllo degli inglesi. Percorrendo il Danubio, il vecchio battello avrebbe dovuto raggiungere il Mar Nero, per poi cambiare imbarcazione e raggiungere la meta stabilita. Per percorrere il Danubio il vecchio battello impiegò cinque mesi, fatti di malattie, infezioni, blocchi, malfunzionamento dei motori, assenza di rifornimento.

Il viaggio della Pentcho è una storia straordinaria, dopo dieci giorni dal naufragio a Kamila Nisi, isola greca disabitata, fu una nave militare italiana a salvare i naufraghi e trasportandoli a Rodi, rimasero per circa un anno. Successivamente la maggior parte dei profughi venne trasferita a Ferramonti dove sorgeva il più grande campo di internamento dell'Italia fascista, e dove la grande maggioranza degli internati era ebrea non italiana. Ferramonti per i naufraghi del Pentcho divenne una salvezza. Infatti trovarono nella popolazione calabrese un'umanità rispettosa della dignità umana e nonostante la prigionia ed il destino assolutamente incerto, ripresero forze, viveri, vestiario, addirittura la possibilità di studiare o sposarsi.

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