Arangea, sulle tracce della Real Fonderia: la storia dimenticata della prima industria calabrese

Autore Redazione Web | dom, 27 set 2026 20:46 | Reggio-Calabria Arangea Real-Fonderia Rivoluzione-Industriale

Con la "Passeggiata Patrimoniale" i promotori lanciano un appello alle istituzioni: "Studiare, tutelare e valorizzare il sito"

Una fonderia attiva già nel Settecento, le miniere del Valanidi, i minatori sassoni e un patrimonio ancora da conoscere e valorizzare. È quanto emerso dalla Passeggiata Patrimoniale “Arangea e la fonderia borbonica: tracce di una rivoluzione industriale dimenticata”, svoltasi il 26 settembre nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio 2026.

L’iniziativa è stata promossa dall’APS Comunità Patrimoniale “Scalinata Monumentale di Via Giudecca”, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria e del Ministero della Cultura, la partecipazione del Consiglio d’Europa e la collaborazione di Faro Italia Platform – Rete Infrastrutture Urbane, Comitato di Quartiere Arangea, Comitato di Quartiere Ravagnese e comunità locale.

Il percorso ha permesso di riscoprire le tracce dell’antico complesso metallurgico di Arangea, collegato alle attività estrattive della vallata del Valanidi. Un sistema produttivo nel quale, secondo le ricostruzioni illustrate durante la passeggiata, nella metà del Settecento arrivarono a lavorare circa 700 persone, oltre al personale dirigente e alle altre maestranze, per l’estrazione e la lavorazione di minerali come argento e rame.

A guidare la passeggiata è stato il giornalista e scrittore Giorgio Gatto Costantino, che ha evidenziato il carattere europeo della storia di Arangea, legata anche all’arrivo di maestranze specializzate dalla Sassonia.

«La nostra fonderia era già attiva nel 1752 – ha ricordato Gatto Costantino – quando, tra il 1760 e il 1780, viene generalmente collocato l’avvio della prima rivoluzione industriale. Questo ci dice che il territorio calabrese non fu estraneo a quel processo».

Tra le tappe del percorso anche il Casino Gagliardi, inserito nell’antico feudo della famiglia Gagliardi. L’avvocato Lorenzo Fascì ha ricordato il rapporto tra la famiglia, le miniere e l’impianto produttivo, oltre alla tradizione delle 99 finestre del Casino e alla presenza del viceré di Sicilia, che soggiornò nell’area per ispezionare miniere e impianto.

«Il fatto che il viceré sia venuto qui per più giorni – ha sottolineato Fascì – restituisce l’importanza che questo sito doveva avere».

Il percorso ha toccato anche la chiesa di Arangea, dedicata a San Giovanni Nepomuceno, patrono dei minatori sassoni, e la casa natale di padre Demetrio Moscato, ricordato per l’attività di soccorso alla popolazione dopo il terremoto del 1908 e per il recupero di oggetti sacri dalle macerie. È stata inoltre ricordata la figura di Michele Prestipino, artista e restauratore, attraverso l’intervento della direttrice del Museo Diocesano Lucia Lojacono.

Particolarmente significativo il passaggio nell’area ancora oggi chiamata “Miniera”, dove restano ruderi, tratti della viabilità storica, strutture e altri elementi riconducibili all’antico insediamento della Real Fonderia.

Tra le testimonianze ricordate anche la patena d’argento conservata nel Museo di San Paolo, realizzata, secondo la tradizione illustrata durante la visita, con il primo argento prodotto dalla miniera. Sulla patena è presente una dedica in latino legata al matrimonio di re Carlo e della regina Amalia. Insieme alla patena sarebbe stata realizzata anche una pisside, successivamente perduta. La conclusione della passeggiata ha riportato l’attenzione sulla necessità di conoscere e valorizzare il sito.

Per Simona Lanzoni, presidente della Comunità Patrimoniale della Scalinata di Via Giudecca, la giornata ha permesso di riportare alla luce «uno di quei patrimoni sommersi che insistono sul nostro territorio», coinvolgendo cittadini e comitati.

Lanzoni ha sottolineato la necessità di verificare, attraverso archivi ed enti competenti, proprietà, vincoli e condizioni per avviare un percorso di coprogettazione e valorizzazione.

Tra le prospettive indicate anche la possibilità di collegare Arangea alla rete dei luoghi della storia mineraria e protoindustriale calabrese, in particolare Stilo, Pazzano, Bivongi e Mongiana, costruendo una rete dell’archeologia industriale e del patrimonio metallifero.

La Passeggiata Patrimoniale ha così riportato l’attenzione su una pagina della storia produttiva di Reggio Calabria che unisce fonderia, attività mineraria, maestranze sassoni, devozione, famiglie nobili e sviluppo protoindustriale.

L’appello è ora rivolto a chi ha competenza e responsabilità sul patrimonio e sul territorio: occorre fare passi concreti perché le tracce della Real Fonderia di Arangea possano essere studiate, tutelate e valorizzate, trasformando questo patrimonio ancora in parte sommerso in una risorsa culturale per la comunità.

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