Nella ricorrenza del Primo Maggio, il vicesindaco richiama il valore culturale dell'occupazione
"Oggi più che mai sento il peso e il privilegio del ruolo che ricopro: essere Assessore alla Cultura significa anche custodire la memoria di chi ha costruito, con le proprie mani e con la propria lotta, il mondo in cui viviamo. Il Primo Maggio è cultura popolare nel senso più profondo del termine. È la storia dei braccianti calabresi che si alzavano prima dell'alba. Dei minatori, delle operaie tessili, dei contadini che hanno resistito e che hanno scritto — con i piedi sulla terra — le pagine più belle della nostra democrazia".
"Qui a Caulonia, in questa terra di Calabria che porta ancora i segni di un Sud
che non si è mai arreso, il lavoro ha sempre avuto un significato diverso: non
solo mezzo di sostentamento, ma atto di resistenza, di appartenenza, di
identità. La nostra comunità conosce bene il valore della dignità conquistata,
e sa quanto costi difenderla. Eppure oggi dobbiamo essere onesti: c'è ancora troppo lavoro povero, insicuro,
invisibile. Troppi giovani che se ne vanno. Troppa solitudine per chi resta. Il
Sud continua a pagare un prezzo sproporzionato in termini di disoccupazione, di
servizi negati, di futuro sottratto. Fare cultura significa anche questo: tenere accesa la fiamma della coscienza
collettiva, ricordare che i diritti non sono regali — sono conquiste di popolo,
strappate con determinazione e solidarietà. Auguro a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, a Caulonia come nel resto
d'Italia, un Primo Maggio di consapevolezza, di solidarietà e di speranza
concreta. Perché il futuro si costruisce insieme, o non si costruisce affatto".