TARI, a Reggio Calabria la tassa sui rifiuti diventa una “patrimoniale occulta”: la denuncia di un cittadino

Autore Grazia Candido | sab, 24 gen 2026 07:24 | Tari Denuncia Cittadini-Stanchi Bollette

Bollette fino a 600 euro l’anno, calcolate sui metri quadri e non sui rifiuti prodotti


"A Reggio Calabria, la TARI ha superato il livello di guardia, trasformandosi da tributo per un servizio essenziale a quello che molti cittadini definiscono ormai una vera e propria patrimoniale occulta".

È la denuncia, dura e argomentata, arrivata in redazione da un cittadino reggino esasperato da un sistema che appare sempre più distante dai principi di equità fiscale.

"La TARI, per legge, dovrebbe essere il corrispettivo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Nella pratica, però, a Reggio il calcolo avviene quasi esclusivamente sulla base dei metri quadrati dell’immobile, prescindendo in larga parte dalla quantità effettiva di rifiuti prodotti. Il risultato è paradossale: famiglie che vivono in abitazioni di dimensioni medio-grandi si ritrovano a pagare bollette da 500 o 600 euro l’anno, indipendentemente dal numero di occupanti o dai comportamenti virtuosi in materia di riduzione dei rifiuti. Non si tassa l’impatto ambientale, ma la proprietà" - denuncia il cittadino.

Un’impostazione che colpisce chi possiede o abita sotto un tetto, non chi inquina di più. E tutto questo in una città segnata da emergenze croniche nella gestione dei rifiuti, con servizi spesso percepiti come insufficienti o discontinui.

Secondo la segnalazione, i reggini sarebbero costretti a “pagare due volte” i propri rifiuti: la prima quando acquistano prodotti, spesso gravati da imballaggi eccessivi, e la seconda con una tassa comunale che pesa sui bilanci familiari come una rata del mutuo. Una pressione fiscale che, in molti casi, obbliga a scelte drammatiche: fare la spesa o pagare il Comune.

Il nodo centrale resta un sistema ritenuto iniquo, dove il criterio dei metri quadri finisce per coprire inefficienze gestionali ed evasione strutturale.

"Non è più tollerabile - si legge nella denuncia - che questo dogma serva a scaricare sempre sui soliti noti il costo del sistema".

Da qui l’appello a una riforma strutturale: una legge nazionale che renda obbligatoria la Tariffa Puntuale, basata sul principio “paghi solo ciò che produci” e che sposti una parte significativa dei costi di smaltimento sui produttori di imballaggi. Un cambio di paradigma che libererebbe le famiglie da quello che viene definito un vero e proprio ricatto fiscale.

Il messaggio finale è chiaro: il popolo reggino non chiede assistenzialismo, ma una fiscalità “umana”, fondata sul merito e sulla responsabilità ambientale, non sulla semplice metratura del pavimento di casa. Una richiesta di giustizia fiscale che, oggi più che mai, merita di essere ascoltata.

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