Sono passati 52 anni
Il 16 agosto è una data indimenticabile per Reggio Calabria, la sua provincia e la Calabria intera, una data nella quale la storia segna una traccia indelebile alle nostre latitudini con il ritrovamento dei Bronzi di Riace. E’ un sub a fare questa importantissima scoperta il 16 agosto 1972. La notizia fa il giro del mondo, le statue vengono recuperate qualche giorno dopo. Sono trascorsi 52 anni e, le statue conservate al museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, continuano ad essere attrattore culturale indiscutibile, oggetto costante di studi e ricerche.
Come ogni cosa, esse hanno un valore ufficiale, riconosciuto dal mondo intero come inestimabile valore, che si lega esclusivamente al nostro territorio. I Bronzi sono memoria di una civiltà tra le più belle e fiorenti, scandiscono un tempo fatto di arte, filosofia e matematica. Villaggi e città in cui uomini e donne sono operosi, attenti alla politica ed al benessere, dove pensiero e fare coincidono divenendo una cosa sola. Una cultura, la nostra, che ha saputo trovare una propria identità, nonostante la profonda matrice greca. I bronzi rappresentano, inoltre, il legame tra il nostro territorio ed il mare, fonte di sviluppo, ma anche di ispirazione. Dal mare il popolo reggino trae forza, determinazione, coraggio ed è forse per questo che Nettuno, ci ha ripagati con un dono straordinario. Giungendo ai tempi più moderni, senza dubbio possiamo affermare che anche attraverso i bronzi, abbiamo potuto dimostrare le nostre competenze organizzative, scientifiche, culturali. Pensiamo, infatti, al lungo restauro delle due statue, a come questo evento sia divenuto un’opportunità e poi, ancora, la coesione civile e politica nel non voler trasferire le statue a causa dei troppi rischi, una responsabilità che i reggini hanno assunto davanti al mondo intero. Dopo 52 anni, possiamo affermare che c’è molto da festeggiare, anche senza grandi eventi, ma semplicemente in modo intimo, coltivando sempre di più l’emozione che ogni volta proviamo al cospetto dei due guerrieri.
Raffaella Imbrìaco