Reggina, non è solo una sconfitta: quando le parole fanno più rumore del campo

Autore Giorgia Rieto | lun, 23 mar 2026 14:44 | Reggina Ballarino Minniti

Perché le partite si possono perdere. Anche male. Ma una piazza come questa non può permettersi di perdere sé stessa.

Non è il risultato a fare più male. È tutto quello che arriva dopo.

La sconfitta interna contro l’Acireale segna un altro passo indietro per la Reggina, ma ridurre tutto a novanta minuti sarebbe l’errore più grande. Perché oggi la distanza dalla vetta non è solo in classifica: è nella percezione, nella gestione, nella comunicazione di un momento che da episodico è diventato strutturale.

Al “Granillo” cade una squadra fragile, ma è nel post partita che si alza il vero rumore. In conferenza si presentano il presidente Virgilio Minniti e il patron Nino Ballarino. Due interventi, due linee completamente diverse.

Minniti sceglie la strada più diretta: si assume le responsabilità e chiede scusa alla città. Un gesto che appartiene alla sfera umana prima ancora che dirigenziale, e che va riconosciuto. Perché nessuno mette in discussione le persone. Ma il calcio, soprattutto a Reggio Calabria, pretende anche lucidità e coerenza.

Ed è qui che iniziano le crepe.

Ballarino parla di 24 ore decisive, di scelte difficili e importanti. Parole che fanno immaginare un cambio di rotta netto. Ma il giorno dopo, il comunicato ufficiale racconta tutt’altro: unità di intenti, compattezza, andare avanti insieme fino alla fine.

Due messaggi opposti nel giro di poche ore.

E poi quelle parole, pronunciate a caldo, che inevitabilmente restano:
“Li prenderei tutti a calci in culo”.
Uno sfogo duro, che chiama in causa direttamente i calciatori, riducendo il gruppo a 18 uomini da scegliere per “onorare la maglia” nelle ultime sette giornate.

Uno sfogo che, però, apre una riflessione inevitabile: è questa la strada?

Perché se è vero che i panni sporchi si lavano in famiglia, portarli fuori, nel momento più delicato, subito dopo una sconfitta così pesante, non rafforza l’ambiente. Lo indebolisce. Lo espone.

E parlare di unità mentre il campo racconta tutt’altro rischia di diventare un esercizio vuoto. La tifoseria amaranto lo percepisce, lo capisce, lo vive. Perché questa non è una piazza qualunque.

In questo contesto si inseriscono anche le parole di mister Torrisi nel pre gara. Arrivato in una situazione complicata, con una squadra già in difficoltà, ha provato a rimettere insieme i pezzi. Ma scegliere di guardare all’Athletic Palermo, capolista, prima ancora di analizzare i problemi interni, lascia più di una perplessità.

Perché oggi il problema della Reggina non è chi sta davanti.
È cosa è diventata.

Una squadra lontana dall’idea di gruppo pronto al salto di categoria. Una squadra che ha perso equilibrio, certezze e, forse, anche identità.

E allora tutto torna lì: alla comunicazione.

Per un club come la Reggina non è un dettaglio. È una responsabilità. Ogni parola pesa, ogni dichiarazione costruisce o distrugge. E nei momenti difficili serve misura, non istinto.

Ma una cosa va detta con chiarezza, senza ambiguità.

Nessun giornalista, nessun tifoso sta andando contro la Reggina. Non è tempo di processi, né di caccia al colpevole. Chi analizza, chi critica, lo fa perché tiene a questi colori. Perché la Reggina è Reggio Calabria. È appartenenza. È identità.

Ed è proprio per questo che oggi si alza il livello dell’attenzione. Perché le risposte, se arrivano, sono spesso confuse. E in certi momenti, forse, sarebbe meglio scegliere il silenzio piuttosto che parole che rischiano di alimentare ancora di più la distanza tra campo e realtà.

Reggio Calabria non tradirà mai la sua squadra.
La città la proteggerà sempre. La difenderà sempre.

Ma proprio per questo, oggi, chiede qualcosa in più.

Chiede rispetto.
Chiede chiarezza.
Chiede una direzione.

Perché le partite si possono perdere. Anche male.
Ma una piazza come questa non può permettersi di perdere sé stessa.

Aggiornamenti e notizie