Oggi ultima partita per il CT
Con la voce rotta dall’emozione e gli occhi lucidi, Luciano Spalletti ha annunciato oggi il suo addio alla Nazionale. Lo ha fatto come nessuno si sarebbe aspettato: nel silenzio assordante della sala stampa di Coverciano, durante la conferenza pre-partita di Italia-Moldova. Nessun comunicato ufficiale della FIGC, nessuna nota diplomatica: è stato lui stesso, in diretta e con grande dignità, a spiegare di essere stato sollevato dall'incarico.
“Ieri sera con il presidente siamo stati insieme un bel po’ e mi ha comunicato che sarò sollevato da ct della Nazionale. A me è dispiaciuto. Io avrei voluto restare, fare il mio lavoro come ho sempre fatto. Ma esonero è, e ne prendo atto”.
Parole forti, sincere, pronunciate con la lucidità e il coraggio di chi sa che la strada non è finita, ma che un capitolo si è chiuso. Spalletti guiderà comunque la Nazionale per l’ultima volta domani sera, nell’amichevole contro la Moldova. Poi, la sua avventura in azzurro sarà ufficialmente terminata.
Un bilancio amaroDoveva essere il tecnico della rinascita, l’uomo dello scudetto napoletano chiamato a risollevare un’Italia ferita e confusa. Invece, il suo percorso si è arenato tra risultati deludenti, gioco poco fluido e prestazioni sottotono. Spalletti non si è nascosto:
“Mi ha fatto male non tirar fuori il meglio da tutti. Non sono riuscito a raggiungere il livello di gioco che volevo. Sono deluso da me stesso, ma continuo a credere che questa squadra fosse in grado di arrivare ai Mondiali”.
Una presa di coscienza amara, accompagnata però dalla consueta onestà intellettuale. Nessun alibi, nessuna accusa, solo una riflessione cruda sulle responsabilità e sul peso delle scelte.
“Amo questa maglia e questi calciatori”Spalletti ha parlato di appartenenza, di rispetto per il ruolo, di amore per l’azzurro. Ha rivendicato il suo modo di essere, spesso diretto ma umano, sempre orientato al bene del gruppo:
“Ho sempre interpretato questo ruolo come un servizio alla patria. Farò la risoluzione del contratto dopo domani: riscuoto fino a domani, poi non riscuoto più. Amo questa maglia e questi calciatori, anche se non li ho fatti rendere al massimo. Domani chiederò loro una prestazione all’altezza”.
La partita contro la Moldova sarà, dunque, un ultimo atto simbolico. Spalletti chiede ai suoi un gesto di orgoglio, una risposta sul campo che possa restituire dignità a una gestione breve ma intensa.
Il futuro e l’abbraccio finaleDifficile adesso ipotizzare chi siederà sulla panchina azzurra. Ma oggi, a Coverciano, l’attenzione era tutta per Spalletti. L’abbraccio silenzioso del presidente Gravina, che lo ha seguito fuori dalla sala stampa, ha chiuso un momento tra i più toccanti nella recente storia del calcio italiano.
“Se mi sono sentito tradito da qualcuno? Ma no… Ringrazio tutti. Ho trovato feeling con ognuno. Ma ora bisogna pensare al futuro. Il passato non si può cambiare”.
Con queste parole e con le lacrime agli occhi, Spalletti ha salutato l’Italia. Non da sconfitto, ma da uomo che ha saputo mettersi in gioco fino in fondo. Domani l’ultima in panchina, poi calerà il sipario.
E dietro di sé lascia un’eredità fatta di errori, certo, ma anche di valori e passione.