Il Paris Saint Germain fa la storia nella notte dove il calcio ha toccato profondamente la sfera emotiva delle persone
Il calcio è spesso definito come molto di più di un semplice gioco, uno sport che va vissuto con un'intensità che va oltre la semplice visione di una partita.
La finale di Champions League tra Inter e Paris Saint Germain passerà alla storia non solo per il risultato più ampio mai verificatosi nella storia della coppa dalle grandi orecchie ma, soprattutto, per le forti emozioni dei sentimenti personali provati dai protagonisti della serata della Munich Football Arena ed esternati a fine gara. Una partita di calcio, dunque, diventata una condivisione di emozioni, che ha unito giocatori, allenatori e tifosi in un unico, appassionante, viaggio emotivo.
Luis Enrique, è lui l'uomo copertina. Ma non solo e il perchè lo spiegheremo più avanti. Travolgenti le sue parole dedicate alla memoria della piccola Xana, divenute il manifesto nella serata che ha fatto salire il club di Al-Khelaifi sul tetto d'Europa per la prima volta, da cui emerge una persona dal notevole spessore umano. L'allenatore del Psg è stato capace di trasformare il più grande dolore della sua vita in una forte spinta motivazionale, da cui attingere per il raggiungimento degli obiettivi.
Il calcio è un fenomeno culturale che tocca profondamente la sfera emotiva delle persone, influenzando in modo significativo la loro vita quotidiana.
Ma l'allenatore del club parigino si è reso protagonista di un altro gesto dal valore assoluto, che in tanti dovrebbero prendere esempio in un mondo del calcio che spesso mette in vetrina comportamenti poco edificanti fuori e dentro dal campo. Mentre il capitano Marquinhos e il resto della squadra alzavano la Coppa, il tecnico si è volutamente isolato ed ha applaudito sportivamente i giocatori nerazzurri, come se quell'applauso volesse rendere meno pesante la cocente delusione scaturita da una sonora sconfitta.
Luis Enrique e Rafel Pol uniti dalla condivisione di un grande dolore. Il tecnico del Psg per la perdita della figlia Xana a causa di una rara malattia, l'assistente di Luis Enrique per la scomparsa poco tempo fa della moglie in circostanze tragiche. A pochi istanti dalla fine del match, il volto pieno di lacrime di Rafel Pol ha sancito il percorso intriso di difficoltà che ha dovuto affrontare negli ultimi mesi. Due uomini che nel momento del successo hanno voluto ricordare pilastri fondamentali della loro vita, la cui morte lascia un vuoto incolmabile e giustificare la loro assenza é più difficile e non affatto paragonabile ad un tiro dagli undici metri da cui dipende il destino della tua squadra.
Nello sport come nella vita dovremmo sentirci un po' tutti Don Luis Enrique e Rafel Pol.