Vincere potrebbe non bastare, ma tecnico e giocatori vanno ringraziati per il grande impegno profuso
San Cataldo rappresenta l'ultima tappa di un campionato emotivamente stressante. Novanta minuti da un epilogo incerto che potrebbero regalare il ritorno nel professionismo dalla porta principale, da quella secondaria o potrebbe non concretizzarsi nessuna delle due ipotesi, il che vuol dire essere costretti ad affrontare un nuovo anno di serie D, il terzo di fila inaccettabile per una piazza come Reggio Calabria.
Un briciolo di speranza che, come tale, va coltivato con la consapevolezza che vincere potrebbe non bastare. A prescindere da quello che sarà il risultato che maturerà al "Valentino Mazzola", va fatto un plauso a staff tecnico e calciatori che hanno dato il 120% per regalare un sogno ai propri tifosi. Si, proprio quei 300 che hanno macinato centinaia di chilometri portando i colori amaranto in tutti gli stadi, anche dove il settore ospiti era fatiscente oppure i 3/4.000 del Granillo, sostenitori da libro cuore.
Menzione a parte per Bruno Trocini che ha svolto un lavoro eccezionale, creando un gruppo unito affidando lo spogliatoio ai "reggini" presenti in rosa e trovando, fin da subito, la quadratura tecnica e tattica cercata invano dal suo predecessore, nel corso del ritiro e della prima parte di torneo, interstaditosi su alcune scelte (vedi Laaribi addirittura in tribuna) con la conseguenza che la squadra non l'ha più seguito, rivelandosi con molta probabilità, il più grande rammarico per non essere riusciti a centrare la vittoria del campionato?
Ma l'unica cosa che conta è la dignità di questa maglia e la sua gloriosa storia che unisce un intero popolo. Perché è necessario ricordarsi chi siamo nel momento di fare le scelte che costituiranno il primo e solido mattoncino, fattore imprescindibile per riportare la Reggina a calcare campi meritevoli del suo blasone. Ma, nel frattempo, giochiamocela. Perchè, in fondo, abbiamo una vita e questa vita la dedico a te!