Dopo il gesto dello sputo durante Locri-Reggina, Davide Aquino rompe il silenzio con un comunicato pubblico
Nel calcio, come nella vita, chiedere scusa non è mai un atto banale. È un segno di consapevolezza, di maturità, di umanità. E solo per questo, Davide Aquino, capitano del Locri, merita un rispetto che va oltre il colore della maglia. Il suo gesto, lo sputo rivolto al calciatore della Reggina Thiago Capomaggio durante il match infuocato tra le due squadre, resta tra i peggiori che possano accadere su un campo da gioco. È un gesto vile, lo dice lui stesso, che non trova alcuna giustificazione. Non c’è provocazione che tenga, non c’è contesto che possa legittimarlo.
Aquino, però, ha avuto il coraggio di metterci la faccia. Di scrivere un lungo messaggio in cui si assume la responsabilità piena di quanto accaduto. Non cerca scorciatoie, anche se, nel tentativo di spiegare, cita un pugno ricevuto da Capomaggio poco prima dell’episodio. Ma, lo sappiamo tutti, lo sputo è una risposta che non si spiega. È uno scivolone che non si può assolvere con un “lui ha iniziato”. E su questo, anche i tifosi, anche i più accesi, sanno che in campo può succedere di tutto, soprattutto in una partita così sentita, in un campionato dove ogni squadra -in particolar modo contro la Reggina- gioca la gara della vita, ma il rispetto è il confine che non va mai superato.
La partita tra Locri e Reggina, già carica di aspettative e tensioni, è diventata negli ultimi giorni un teatro mediatico. Si è detto tanto, forse troppo. Hanno preso voce personaggi improvvisati, si sono ingigantiti episodi che, purtroppo, in queste categorie accadono ogni domenica e passano sotto silenzio. Ma stavolta no. Stavolta il polverone è stato più grande del solito, forse anche perché sul campo non c’erano solo due squadre, ma due identità, due piazze, due modi di vivere il calcio.
Eppure, in mezzo al caos, si è superato il limite. Gli insulti alla famiglia di Aquino comparsi sui social non possono essere tollerati. Mai. In nessuna categoria. In nessuna realtà sportiva. Il calcio è confronto, è rivalità, è passione. Ma non deve mai diventare odio personale, tanto meno verso chi non scende in campo.
C’è però un passaggio nel comunicato del capitano che stona. Aquino ha sbagliato a definire alcuni giornalisti come “giornalai”. Una caduta di stile, perché, paradossalmente, proprio i giornalai, quelli veri, quelli che per anni hanno portato la cultura sotto braccio e l’informazione nei quartieri, sono una categoria oggi rara, quasi romantica, che meriterebbe più rispetto e forse... anche un ritorno in auge. Loro sì che potrebbero insegnare a molti cosa vuol dire comunicare con responsabilità.
Aquino ha sbagliato, lo sa, lo ha detto. E ha chiesto scusa. Ma ha anche lanciato una denuncia forte verso quel giornalismo che, a suo dire, ha preferito alimentare la rabbia piuttosto che promuovere il confronto e la verità. Forse ha ragione. Forse no. Ma ha parlato da uomo, prima ancora che da capitano. E questo, oggi più che mai, vale.
Il comunicato può sembrare, a tratti, un tentativo elegante di ricostruirsi l’immagine. Ma non è questo il punto. Il punto è che, in un calcio dove tutti si scusano solo quando li pizzicano, chi si assume le proprie responsabilità merita comunque un applauso.
E allora sì, Davide: lo sputo resta imperdonabile, ma l’uomo si può perdonare.