Il mondo del giornalismo sportivo da oggi è più triste e anche più povero. È morto all'ospedale di Gorizia Bruno Pizzul, storica voce del giornalismo sportivo italiano. Avrebbe compiuto 87 anni sabato.
Una vera istituzione con la sua voce garbata e compassata che hanno sempre contraddistinto le sue telecronache, entrate nelle case degli italiani. Il suo timbro vocale inconfondibile che riecheggia nell'eternità, parafrasando il saluto social di Roberto Baggio.
Un professionista che ha trasmesso smisurata passione nelle "Notti Magiche" di Italia '90 e di USA '94, centellinando un pàthos di romanziana memoria ai gol di Baggio contro la Nigeria, la Spagna e la Bulgaria o l'immensa delusione per i rigori falliti dal "Divin Codino" e da Baresi nella finale di Pasadena contro il Brasile.
Un segno tangibile della sua grandezza è il racconto della notte dell'Heysel in cui lo spettacolo andò avanti nonostante l'immane tragedia che si consumó in quel maledetto settore Z. Ma "The show must go on" cantavano i Queen e Pizzul diede vita ad una telecronaca, diremmo, formale dove trovare le parole giuste era impossibile.
La figura di Bruno Pizzul è, per certi versi, legata a Reggio Calabria perché non si può dimenticare il suo entusiasmo dinanzi un Granillo vestito a festa in occasione di un match amichevole della Nazionale disputato il 26 aprile del 2000 nella città dello Stretto in vista dell’Europeo in Belgio e Olanda e di cui riproponiamo un breve stralcio:
"...
Coreografia straordinaria da parte del pubblico di Reggio, raramente ho visto un coinvolgimento così notevole per la Nazionale..." per una città che aveva fame di calcio e viveva la prima stagione in serie A della Reggina.