Dopo la visita specialistica, i cittadini vengono rinviati al medico di medicina generale solo per trascrivere prescrizioni già definite
"Facciamo finta che il paziente sia al centro…
Negli ultimi anni, nel dibattito pubblico e istituzionale, si è spesso ribadito che il paziente debba essere posto al centro del sistema sanitario. È un principio che condividiamo pienamente. Tuttavia, nella pratica quotidiana, assistiamo sempre più frequentemente a situazioni che sembrano andare in direzione opposta.
Accade infatti con crescente regolarità che i cittadini, dopo una visita specialistica ospedaliera o territoriale, vengano rinviati al medico di medicina generale esclusivamente per la trascrizione di prescrizioni già indicate. Una prassi che, nei fatti, trasforma il medico di famiglia in un mero esecutore amministrativo, quasi fosse il “segretario” di altri livelli assistenziali. Questa modalità organizzativa è inconcepibile per diversi motivi", lo afferma in una nota la FIMMG RC.
"Innanzitutto, crea un disagio reale e concreto per i pazienti, che sono costretti a ulteriori passaggi burocratici, code, attese e appuntamenti evitabili.
Un disagio che pesa in modo particolare sulle categorie più fragili, pazienti cronici, persone anziane, pazienti oncologici e cittadini con difficoltà di mobilità.
In questi casi, ogni passaggio inutile rappresenta un ostacolo all’accesso alle cure e una perdita di tempo che potrebbe essere dedicata alla salute.
In secondo luogo, questa prassi mette in difficoltà il medico di medicina generale, che si trova in una posizione paradossale: da un lato è il primo referente per il paziente, dall’altro viene percepito come un ostacolo burocratico, come colui che “non vuole fare la ricetta”.
Questo genera tensione nel rapporto di fiducia, mina l’alleanza terapeutica e pone il medico in una luce ingiustamente negativa, quando invece sta semplicemente rispettando norme e responsabilità precise. Non va dimenticato, inoltre, che il medico di famiglia è spesso chiamato a farsi carico anche dell’onere economico di prescrizioni che originano altrove, con conseguenti pressioni e controlli da parte delle Aziende Sanitarie. Una situazione che espone il medico a responsabilità non proprie e che alimenta un clima di conflittualità, anziché di collaborazione", prosegue la nota.
"Sia chiaro: la FIMMG è la prima a sostenere l’importanza dell’appropriatezza prescrittiva e del rispetto delle normative vigenti. Non è accettabile prescrivere farmaci o accertamenti “perché si è sempre fatto così”, né derogare alle indicazioni scientifiche e regolatorie.
Non si può, ad esempio, prescrivere un antinfiammatorio per un semplice mal di testa in assenza di indicazioni cliniche, né la vitamina D al di fuori dei casi previsti. La sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale passa anche attraverso l’uso appropriato delle risorse",
"Ma proprio per questo, le responsabilità devono essere chiare e coerenti con gli atti clinici compiuti: chi visita, valuta e decide, deve anche assumersi la responsabilità della prescrizione. Il medico di medicina generale non può diventare il passaggio obbligato di un sistema frammentato, né il terminale burocratico di decisioni altrui.
Al contrario, l’alleanza tra medico di famiglia e paziente deve restare il fulcro della sanità pubblica: una relazione basata su fiducia, continuità e responsabilità condivisa, che rappresenta uno dei pilastri più solidi del nostro Servizio Sanitario. Per questo, la FIMMG di Reggio Calabria intende farsi baluardo di una sanità realmente centrata sul cittadino, chiedendo con forza:
una chiara definizione dei percorsi prescrittivi, il rispetto dei ruoli professionali, la semplificazione dei passaggi inutili, una vera integrazione tra ospedale e territorio.
Solo così potremo smettere di “fare finta” che il paziente sia al centro, e iniziare finalmente a costruire un sistema che lo metta davvero al primo posto. Insieme, per i cittadini", conclude la FIMMG Reggio Calabria.