La Calabria registra una cronica carenza di medici, soprattutto negli ospedali periferici e nei servizi di emergenza
La gestione della spesa pubblica in Calabria offre uno specchio chiaro del profilo politico di un governo: non basta decidere quanto spendere, occorre anche valutare come e con quali risultati. Nella Regione, una manovra da circa 7,5 miliardi di euro, di cui il 60% destinato alla sanità, dovrebbe garantire un sistema sanitario efficiente e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini. In realtà, il quadro appare ben diverso: un calabrese su quattro sceglie di curarsi fuori regione, anche per interventi di routine, generando una massiccia mobilità passiva che sottrae risorse agli ospedali locali per finanziare strutture di altre regioni.
I servizi essenziali sul territorio risultano spesso al collasso: dal 118 alla guardia medica, passando per la medicina territoriale, che rimane ancora un miraggio più che una realtà capillare. Nonostante la presenza “sulla carta” di case di comunità o botteghe della salute, il pronto soccorso resta troppo spesso il primo e unico punto di riferimento per i cittadini.
Il problema si aggrava con la fuga dei medici calabresi, attratti da stipendi più alti altrove, mentre la Regione è costretta a ricorrere a professionisti stranieri, ad esempio da Cuba, una soluzione inevitabile ma non sostenibile sul lungo periodo.
A questo si aggiunge la riforma Bernini dei test di accesso a Medicina, definita disastrosa da molti operatori del settore. Il sistema selettivo attuale esclude migliaia di giovani preparati, generando un meccanismo perverso: errori nei test, riammissioni con debiti da recuperare e un peso aggiuntivo su università e famiglie. Il risultato è un sistema farraginoso che scoraggia le nuove generazioni e rischia di svuotare progressivamente il sistema sanitario calabrese.
La Calabria registra una cronica carenza di medici, soprattutto negli ospedali periferici e nei servizi di emergenza, mentre i giovani motivati sono costretti a migrare o a cercare formazione altrove. Continuare a rinviare una revisione seria dei test di accesso e dei percorsi formativi significa accettare il depauperamento del sistema sanitario locale, con conseguenze gravi per i cittadini e per lo sviluppo della regione.
La vera sfida, quindi, non è solo spendere di più, ma spendere meglio, trattenere i medici sul territorio e ridurre la mobilità passiva, per garantire ai calabresi un’assistenza sanitaria efficiente, accessibile e di qualità.
Così in una nota stampa Rosellina Madeo, consigliere regionale.