Negli ultimi dieci anni, in tutta Italia, sono stati chiusi 258 consultori
La Calabria si trova in una situazione critica per quanto riguarda i consultori familiari: secondo i dati diffusi dalla UIL e dalla UILFPL Calabria, mancano all'appello 28 strutture per rispettare gli standard previsti dalla normativa nazionale. Il quadro emerge da un'analisi regionale che conferma quanto già evidenziato dalla UIL nazionale: i consulenti, servizi essenziali per la prevenzione e l'assistenza socio-sanitaria, risultano oggi fortemente sotto finanziati.
Negli ultimi dieci anni, in tutta Italia, sono stati chiusi 258 consultori, con una media di finanziamento che si attesta a solo l'1% del totale dell'assistenza distrettuale. In Calabria il rapporto tra consultori e popolazione è particolarmente preoccupante: un presidio ogni 28.853 abitanti, ben lontano dallo standard nazionale di uno ogni 20.000 abitanti. Al 31 dicembre 2023 risultano attivi 64 consultori familiari, a fronte dei 92-96 necessari, con un deficit strutturale tra 28 e 32 presidi.
Sebbene la spesa regionale per i consultori sia migliorata rispetto al passato, con circa 23 milioni di euro destinati nel 2023 (pari all'1,77% della spesa per l'assistenza distrettuale, superiore alla media nazionale), il finanziamento resta insufficiente, soprattutto se confrontato con le carenze strutturali, organizzative e di personale.
“I consultori devono rappresentare un punto di accesso integrato per l'assistenza sanitaria, psicologica e sociale alla persona, alla coppia e alla famiglia – sottolineano Mariaelena Senese, segretario Uil Calabria, e Walter Bloise, segretario UILFPL Calabria. – La loro funzione è centrale per la prevenzione, la mediazione familiare, il sostegno alla genitorialità, la tutela della salute femminile e la presa in carico delle fragilità sociali. tuttavia, il personale è spesso precario, sottodimensionato e afflitto da fenomeni di burnout, con evidenti ripercussioni sulla qualità e continuità del servizio”.
Di fronte a questa emergenza, UIL e UILFPL Calabria lanciano un appello chiaro e determinato:
Aumentare il Fondo Sanitario Nazionale, con una quota vincolata ai consultori;
Definire standard minimi di personale operativo in tutte le strutture;
Stabilizzare i lavoratori precari, assicurando dignità professionale e continuità assistenziale;
Garantire il pieno adeguamento ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA);
Rilanciare il ruolo dei consultori nelle reti territoriali di prevenzione, con équipe multidisciplinari e in stretto raccordo con ospedali, servizi sociali e comunità locali;
Accelerare l'attuazione del DM77 e l'apertura delle Case della Comunità, ancora troppo poche e spesso non operative.
"I nostri obiettivi - concludono Senese e Bloise - sono chiari: raggiungere il numero di almeno 96 consultori attivi, garantire un'assistenza sanitaria pubblica, equa e vicina ai cittadini. Ignorare il potenziamento dei consultori significa colpire le famiglie, le donne, i giovani e tutte le fasce più vulnerabili della popolazione. Investire nei consultori significa rafforzare la medicina di prossimità, ancora oggi carente, e costruire un modello sanitario che garantisca prevenzione, assistenza e supporto ai più fragili".