Reggina, la riflessione di Siclari (Reggio Sette Punto Zero)

Autore Redazione Web | dom, 06 ago 2023 08:40 | Reggiosettepuntozero Ernestosiclari Reggina

Un momento difficile per la città non solo dal punto di vista sportivo

Di Ernesto Siclari* - Reggio si scuote per la sua Reggina e seppur già avrebbe potuto e dovuto farlo per le condizioni di vita in cui si ritrova, è fatto importante, senza dubbio un segno di attaccamento identitario dal quale bisogna provare a ripartire. Tuttavia, argomentando per logica, in questo momento dobbiamo aspettare le motivazioni del TAR e comprendere se ci sono margini sufficienti per l'impugnativa al Consiglio di Stato. Per cui, soltanto dopo un eventuale rigetto al CdS la scongiuranda (ma sempre più verosimile) ipotesi di una alternativa seria e capace di sostenere tra i dilettanti il peso della gloria della nostra squadra va seriamente presa in considerazione. Fino ad allora, mia cara Reggio puoi pregare e tenerti pronta al peggio, affidarti agli uomini, ai tuoi figli, che si battono per te nei luoghi del potere (qualcuno lo sta facendo davvero); perchè se anche questa flebile speranza che ci rimane (il CdS ha spesso ribaltato le pronunce dei TAR, anche se non ci credo più nemmeno io) dovesse trovare delusione, non resta che ripartire ancora una volta dal basso, dalla gavetta, dai campi polverosi della provincia, dove la Reggina ha forgiato i suoi tifosi più fedeli..., quelli che nemmeno in questi momenti ti lasciano sola.

Ma non basta la veemente reazione che in questi giorni è animata da una pervadente vogli di rivalsa che sta facendo persino pensare a qualcuno di rivedere lo stesso nome, Reggio, liberandolo da ulterioni specificazioni regionalistiche.

Di troppe cose perdute dovremmo riappropriarci a cominciare dalla identità, dalla memoria storica, dal remoto nobilissimo passato, calpestato da veri sadici in decenni di abusi, arroganza e sciatteria, approssimazione e accidia rancorosa e sterile quanto l'erba dell'invidia.

L'ignoranza tarpa le ali alla propria esistenza, e ignorare perfino noi stessi e le nostre origini ci ha resi vulnerabili e rassegnati ad un destino che chi mise le prime pietre sbarcando alla foce del Calopinace mai avrebbe augurato e previsto.

Reggio deve ripartire dalla scuola, dalle famiglie, dai nonni che ancora forse la ricordano città giardino bella e gentile, provando a ricostruire il senso della comunità smarrito nel tempo, l'orgoglio di conoscere chi siamo, la forza di quel leone, simbolo di una Reggio pitagorica che i più ignorano: stampato sulle monete della Rhegion del 400 a.c. e finito nell'oblio di un popolo che non si riconosce più nello specchio del tempo. Ecco, quel fiero leone dimenticato è il nervo scoperto di una comunità che ha perso, per proprie responsabilità, il coraggio di vivere all'altezza della sua storia.

Un orizzonte di riscatto va cercato al più presto.

* Presidente Reggio Sette Punto Zero

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