Nella giornata di oggi ha visitato la Casa circondariale San Pietro di Reggio Calabria
"Questo è il mondo del carcere. Noi dobbiamo fare una
scommessa per il futuro: il carcere può essere uno strumento di rieducazione,
ma per farlo ovviamente ha bisogno di strutture adeguate e personale. E poi lo
strumento fondamentale è quello del lavoro". Lo ha detto – riporta l’agenzia
di stampa Ansa - il sottosegretario alla giustizia Andrea Ostellari al termine
della visita nel carcere "San Pietro" a Reggio Calabria dove è stato accompagnato
da Giuseppe Carrà, il direttore della casa circondariale "Giuseppe
Panzera".
"Quello che stiamo facendo a livello di attività di
governo - ha aggiunto - è un chiaro procedimento di investimento in unità, quindi
più donne più uomini per la polizia penitenziaria per tutto quel
comparto".
Il sottosegretario ha ricordato gli "importanti
stanziamenti che hanno la finalità di aumentare la pianta organica di tutto gli
istituti del Paese. Anche la Calabria ovviamente sarà beneficiata da questa
nostra azione. Soprattutto la Calabria perché in questo territorio la presenza
dello Stato è fondamentale per tantissime ragioni. La fase di esecuzione della pena
ha una funzione non solo rieducativa ma anche preventiva. Se questo funziona,
il messaggio che ne riceve tutta la comunità è positivo. Il messaggio che
stiamo lanciando è quello di valorizzare lo strumento del lavoro all'interno del
carcere. Una giustizia che funziona pesa due punti di Pil totale. Sono numeri sui
quali noi dobbiamo riflettere. Non si tratta solo di intervenire sulla polizia
penitenziaria. Qui si tratta di intervenire sull'intero comparto Paese".
"Va cambiato anche il linguaggio - ha detto Ostellari incontrando
i giornalisti - . Non è più accettabile che del processo penale se ne parli
solo ed esclusivamente quando c'è l'indagine, che magari fa gola alla pancia di
tutti, o al processo vero e proprio, e poi scompaiono i riflettori quando un soggetto
magari, nell'eventualità, viene condannato, lasciandolo quasi a un fatto
privato tra lui e l'amministrazione. Questo secondo me è inaccettabile. Noi
dobbiamo fare in modo di costruire una rete attorno al mondo del carcere perché
è un anello importante per il futuro della nostra comunità. Abbiamo 60mila
circa detenuti nel nostro Paese, ne abbiamo 60mila in misure alternative e
altri 100mila circa sono i cosiddetti condannati sospesi. Questi sono dati importanti
sui quali riflettere. E allora significa che o noi investiamo su questo ultimo
anello del lavoro, usando questo come strumento utile per la rieducazione,
altrimenti falliamo anche in termini di sicurezza del Paese. Il nostro non è un
discorso buonista. Non siamo qui a raccontare agli imprenditori 'venite a fare solidarietà'.
Non abbiamo bisogno di questo ma di imprenditori che facciano il loro mestiere
all'interno del carcere, magari assumendo persone, insegnando loro mestiere
perché poi una volta usciti da qui si possa cambiare vita veramente".