Il presidente del Gruppo Misto fa il punto dopo la seduta di ieri del Consiglio regionale
«Le Fusioni tra Comuni
sono un tema centrale nel riordino degli Enti locali e non possono che essere
viste con favore. Riformismo significa non avere paura del cambiamento anche
nella riorganizzazione delle nostre comunità. Ma alcune considerazioni sono necessarie,
altrimenti non si comprendono le ragioni del dibattito di questi giorni».
È quanto dichiara, il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, presidente del
Gruppo Misto, all’indomani dell’approvazione della Legge Omnibus da parte della
maggioranza di centrodestra, provvedimento che, all’art. 4, ha licenziato anche
la proposta di modifica alla Legge regionale 24 novembre 2006, n. 15 (Riordino
territoriale ed incentivazione delle forme associative di Comuni).
«Partiamo da un dato -
prosegue Lo Schiavo -: la Calabria ha una normativa scarna che richiede da
tempo di essere rivista in un testo organico e chiaro. Negli scorsi giorni
(mentre mi preparavo sul punto) ho avuto modo di fare un esame comparativo
delle Leggi regionali presenti in Italia e ho potuto evidenziare alcuni
elementi comuni: l’iniziativa per l’avvio della Fusione dei Comuni può avere
una pluralità di fonti, non solo dal Consiglio regionale, ma può anche partire
dai Consigli comunali coinvolti o direttamente dalle popolazioni interessate.
Non ho trovato nessuna legge che non preveda il coinvolgimento consapevole
degli Enti locali e dei cittadini attraverso varie forme di referendum (con
diversi modelli di quorum e maggioranze). Ad esempio la legge dell’Emilia Romagna,
oltre a richiedere precisi quorum referendari per l’approvazione della
proposta, fornisce addirittura risorse economiche ai Comuni per effettuare
studi di fattibilità propedeutici alle fusioni. In Calabria, però, siamo sempre
originali e decidiamo di fare il contrario di quello che accade altrove: nel
procedimento per le fusioni accentriamo tutto al Consiglio regionale, tagliamo
fuori gli Enti locali dal processo decisionale e cambiamo le regole (già
lacunose e disorganiche) sulla base di scelte dettate da precise esigenze
politiche del momento. Non bisogna essere Carnelutti per capire che quello che
interessa oggi al centrodestra calabrese è superare le delibere dei Consigli
comunali di Cosenza, Rende e Castrolibero per accelerare il progetto di fusione
che riguarda le loro comunità. Ma si può legiferare così? Ma davvero si può
pensare di forzare temi così importanti che richiedono ben altra tecnica
normativa oltre che equilibrio? Con il massimo rispetto per la fusione della
Grande Cosenza, ma il tema è più importante da essere affrontato con un blitz
scoordinato in una Legge Omnibus, e riguarda il futuro della riorganizzazione
dei nostri Comuni».
Lo Schiavo in conclusione
ricorda che: «nei giorni scorsi ho presentato, insieme al collega Tavernise, un
testo di legge sulla Fusione dei Comuni che “politicamente” è l’esatto opposto
di quello approvato dal centrodestra: loro accentrano alla volontà esclusiva
all’iniziativa del Consiglio regionale, noi invece riteniamo di dare forza agli
Enti locali e soprattutto alla volontà non consultiva ma vincolante dei
cittadini e precisamente alla maggioranza dei cittadini di ogni comunità
coinvolta nel processo di fusione».