Oggi a Palazzo Campanella il dibattitto sul punto
“Il Consiglio regionale dà spazio al dibattito
sull’Autonomia regionale differenziata, prevista non solo nel
programma del Governo che ha approvato un testo di legge su cui dovrà
pronunciarsi il Parlamento.
È prevista, non solo nei programmi
delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, ma anche dall'articolo 116
della Costituzione (terzo comma) in linea con gli articoli 117 e 119, che
sottolineano la necessità di garantire ai cittadini, ovunque essi risiedano, i
diritti sociali e civili.
È il caso di sottolineare che la previsione
costituzionale di cui discutiamo, è stata introdotta dalla
riforma del Titolo V della Carta costituzionale adottata a maggioranza dal
Centrosinistra nel 2001 (Governo Amato).
E ha preso avvio nel 2017, con la
richiesta di trasferimento dei poteri in più materie da parte delle Regioni
Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna e, subito dopo, con gli accordi preliminari
delle tre Regioni con il Governo Gentiloni.
Non si tratta dunque, di un’iniziativa che il
Centrodestra ha tolto improvvisamente dal cilindro, con l’intento - come alcuni
imprudentemente sostengono - di spaccare il Paese e di ampliare i divari di
sviluppo Nord - Sud.
Oggi, il nuovo Governo e la maggioranza di
centrodestra - con la condivisione della Conferenza Stato-Regione - danno avvio
all’istituto costituzionale con un disegno di legge perfettibile in Parlamento
e aperto a recepire le osservazioni che dai territori saranno avanzate.
Tutto ciò, con l’obiettivo
di rafforzare le prerogative delle autonomie, ampliandone i poteri e le
competenze, e per ridare un nuovo protagonismo alle Regioni che, dopo più di
mezzo secolo, debbono - da Nord a Sud - assumersi, al cospetto dei cittadini,
la responsabilità di governare efficientemente la spesa pubblica, rendendola
produttiva e utile per le nostre comunità.
Ben sapendo, naturalmente, che occorrerà
garantire incondizionatamente i diritti di cittadinanza su tutto il territorio
nazionale.
L’autonomia differenziata dovrà infatti realizzare
(com’è infatti già previsto nella proposta del Governo) il superamento
dell’iniquo concetto della ‘spesa storica’ che penalizza - non da ora ma da
decenni - il Mezzogiorno e la Calabria.
Si pensi, per esempio, che nei servizi
sociali si va dai 246 euro di Bologna ai 6 euro di Vibo Valentia. Abbiamo una
spesa statale per abitante regionalizzata che per l’Istat nel
Centro-Nord è superiore dell’11,5% rispetto a quella del Mezzogiorno.
Il tasso di occupazione giovanile nel 2021 era al
71,4% nel Centro-Nord e al 45,7% nel Mezzogiorno (al 43,7% in
Calabria). Nella sanità in Calabria ci sono 7 addetti su mille
abitanti a fronte dei 12 nel Centro-Nord. Ma l’elenco delle inique ripartizioni
della spesa pubblica è infinito.
Proprio alla luce di tutto questo, occorrerà definire
entro l’anno i Lep, riguardanti i diritti civili e sociali, e i
fabbisogni standard e stabilire quanto lo Stato deve garantire a ciascuna
Regione, quindi finanziandoli!
A tutti i cittadini, ovunque risiedano, come ha di
recente ribadito il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, bisogna
garantire stessi servizi e analoghi diritti!
So bene che l’argomento è oggetto di polemiche e di
strumentalizzazioni politiche, il più delle volte incentrate su critiche
generaliste, quasi come se le sofferenze sociali e civili del Mezzogiorno
siano state provocate dall’Autonomia differenziata.
Pertanto auspico, proprio per rendere
significativo questo confronto, che il dibattito odierno non ceda alle
speculazioni partitiche, ma verta essenzialmente sul merito delle
questioni.
Nello slancio innovativo che deve caratterizzare le
Istituzioni di ogni livello, anche le classi dirigenti del Sud sono
chiamate ad andare oltre gli stereotipati piagnistei sullo Stato patrigno che
spesso sono serviti a giustificare nel Mezzogiorno pratiche politiche e
amministrative spendaccione ed autoreferenziali.
Il Sud e la Calabria, affrontino con
pragmatismo, responsabilità e serietà la sfida dell’autonomia
differenziata, che è una sfida per modernizzare l’architettura istituzionale
del Paese in chiave unitaria ed europeista.
È un tema che ci riguarda tutti.
Non rappresenta un vulnus al principio dell’unità e
indivisibilità della Repubblica sancito dall’articolo 5 della Costituzione. È una
questione con cui dobbiamo misurarci non demonizzandola, ma semmai proponendo
accorgimenti innovativi e vigilando, affinché il Sud e il Paese ne traggano
benefici e vantaggi.
La Calabria - che ha oggi una
classe dirigente dinamica e intraprendente che si confronta a testa alta nel
dibattito nazionale ed europeo recuperando reputazione e autorevolezza
- ha tutto ciò che occorre per stare al passo con
le accelerate trasformazioni istituzionali, politiche, economiche tecnologiche
di questo nostro tempo”.