L'intervento del presidente di Reggio Sette Punto Zero sulla vicenda
Il pensiero unico dominante non riesce a sfiorare nemmeno da
lontano Reggio Sette Punto Zero e gli attivi componenti di un gruppo che si è
sempre distinto per l’impegno profuso a piene mani a difesa del territorio
metropolitano reggino – si legge in una nota a firma del presidente Ernesto
Siclari. E da buoni anticonformisti e fuori dall’ipocrisia non possiamo che
dire la nostra opinione su una vicenda, quella di Piazza De Nava, che sta
interessando l’opinione pubblica cittadina; pertanto, in questa ottica di
sincerità non possiamo sottacere le criticità che riscontriamo nell’attuale
assetto di quella che dovrebbe essere lo spazio più importante dal punto di
vista turistico: la pavimentazione è evidentemente di quart’ordine, i lampioni
sono di fattura finto antico anni '90 di installazione Falcomatà padre e le
aiuole sono insignificanti e maldisposte. Quindi non salveremmo altro che
certamente la statua con artistiche e belle fontane, la breve scalinata e se
vogliamo i "tuboni" che la delimitano, risalenti al progetto
originale. Tutto ciò per un sentimento di rispetto storico architettonico.
A ciò si aggiunga che, ad un breve giro del panorama mondiale, in
nessuna città davanti all'attrazione turistica principale ci passano le auto
con relativi parcheggi selvaggi che a Reggio, stante l’assoluta mancanza di
controllo, costituiscono un vero problema. Per chi viaggia sarà semplice
accorgersi che dappertutto sono predisposte isole pedonali, per dare modo ai
turisti e all'organizzazione del flusso di fruire della struttura attraverso i
suoi spazi esterni.
D’altra parte, va soggiunto che senza alcuna ombra di dubbio il
progetto di rifacimento così come illustrato dal render e dai video che girano sui social network appare eccessivamente
moderno e fuori contesto urbanistico e poco rispettoso dei suddetti parametri
storici, cari anche a questa formazione politica.
Da ciò risulta evidente l’assoluta buonafede e la mancanza di
partigianeria alcuna che sostiene la difesa comunque delle legittime proteste
di quei cittadini singoli o associati che invece hanno a cuore le sorti
dell'attuale assetto della piazza dall’aggressione istituzionale perpetrata con
una prepotenza amministrativa e politica che non ha precedenti a Reggio.
In barba alla sbandierata favola di apertura alla comunità in
termini di partecipazione e trasparenza che questi signori della sinistra hanno
raccontato ai reggini, vanno avanti a testa bassa senza ascoltare nessuno,
senza la minima concertazione, senza nemmeno provare ad aprire un dibattito,
allacciare un dialogo con i tanti reggini affezionati a questa piazza che
manifestavano il loro disappunto e oggi restano disgustati dalla assoluta
mancanza di rispetto per la titolarità della cosa pubblica, la quale, non
dimentichiamolo mai, resta sempre in capo alla cittadinanza.
A ciò si aggiunga che questa stessa cittadinanza, seppur con un
atto di vero masochismo, ha votato direttamente ed eletto un Sindaco che oggi,
a causa di disavventure giudiziarie, non è più al governo della città, la quale
viene amministrata (si fa per dire) da facenti funzioni e vice vari senza una
vera investitura popolare diretta.
Maggiore prudenza sarebbe servita nell'intraprendere opere di
stravolgimento del volto di Reggio, certamente più attenzione sarebbe stata
necessaria alle istanze di una società fiaccata da degrado e disservizi, che
trova la forza però in un cospicuo numero di elettori di dissentire da una
scelta come questa.
Non che tutto questo ci trovi eccessivamente sorpresi, ma è il modus operandi, sprezzante delle istanze
di chi la sovranità la detiene per Costituzione, a farci esporre a tutela della
comunità reggina seppur per una causa che certamente non è la nostra.
Ma è pur sempre una battaglia di democrazia. Il confronto e la
ponderazione, la reciproca commisurazione dei pensieri e delle idee avrebbe
potuto generare una soluzione volta ad un progetto più rispettoso delle
emergenze storico urbanistiche presenti di fronte al Museo, capace di
soddisfare ampia parte delle posizioni in gioco.
Invece, il cantiere è già aperto. Il dado è ormai tratto ed è
difficile immaginare un passo indietro di vereconda riapertura del confronto.