È quanto emerge dal quinto rapporto del Comitato consultivo del Consiglio d'Europa
L'Italia riconosce 12 minoranze linguistiche storiche
ma i diritti di queste comunità sono protetti e attuati in modo molto
asimmetrico sul territorio nazionale, e non tutte le minoranze godono in egual
misura dei diritti riconosciutigli. È quanto evidenzia il quinto rapporto del
comitato consultivo sulla convenzione per la protezione delle minoranze
nazionali, organo del Consiglio d'Europa, che prende in considerazione la
situazione fino al settembre del 2022 – riportato dall’agenzia di stampa Ansa.
Le lingue protette in Italia sono albanese, catalano, germanico,
greco, sloveno e croato e quelle delle popolazioni di lingua francese,
franco-provenzale, friulana, ladina, occitana e sarda. Il comitato mette in
particolare evidenza le problematiche cui devono far fronte le minoranze
linguistiche numericamente inferiori indicando "le grandi difficoltà che incontrano
nell'accedere all'istruzione nella loro lingua, soprattutto in caso di chiusura
delle scuole nella loro tradizionale area di stanziamento".
In generale Strasburgo domanda all'Italia di
"garantire un'adeguata disponibilità d'insegnanti qualificati di lingue minoritarie
e di aumentare il sostegno alla formazione e al reclutamento di questi
insegnanti, prestando particolare attenzione alle esigenze delle minoranze
numericamente più piccole". Inoltre il comitato chiede alle autorità di
"aumentare l'accesso delle persone appartenenti a minoranze linguistiche, in
particolare quelle numericamente più piccole, ai programmi radiotelevisivi
nella rispettiva lingua". Infine da Strasburgo arriva la richiesta alle
autorità di "migliorare l'efficienza del meccanismo di sostegno alle
lingue e alle culture minoritarie", semplificando le procedure di
sovvenzione per l'accesso ai finanziamenti e rendendoli più sostenibili.