'Ndrangheta: Alecci, morte appuntato Lio ferita brucia ancora

Autore Redazione Web | sab, 04 feb 2023 14:37 | Ernesto-Alecci Omicidio Carabiniere-Renato-Lio

«Mi auguro che assassino sia presto assicurato a giustizia».

«A diversi giorni dalla sua fuga nel milanese ancora non si hanno notizie di Massimiliano Sestito, l'assassino dell'appuntato dei carabinieri Renato Lio avvenuto a Soverato nel 1991. E mentre la sentenza della Cassazione che poteva confermare la richiesta dell'ergastolo avanzata dalla procura per un secondo omicidio avvenuto a Roma nel 2013 è stata rinviata al 28 febbraio, Sestito ora potrebbe essere dovunque, in Italia come all'estero, o addirittura potrebbe aver fatto ritorno nella nostra regione». Lo afferma, in una nota riportata dall'ANSA, il consigliere regionale Ernesto Alecci.

«Nel settembre del 2020, ancora sindaco di Soverato - aggiunge Alecci - ho avuto l'onore di inaugurare una stele commemorativa dedicata al sacrificio di Renato Lio, all'interno di una piazza riqualificata, alla presenza della vedova, la signora Anna, e dei figli Alfredo e Salvatore, in ricordo del carabiniere che perse la vita nella notte del 20 agosto durante un posto di blocco. Un avvenimento che sconvolse un'intera comunità, una ferita che oggi, alla luce degli ultimi eventi, continua a bruciare facendo ancora più male. Non è possibile assistere inermi a tutto ciò. La lotta alla 'ndrangheta e alla criminalità organizzata deve essere sempre e comunque una delle priorità di ogni Governo. Lo dobbiamo a quelle persone che si sono sacrificate per lo Stato, alle loro famiglie, ai nostri figli».

«Quel giorno a Soverato - prosegue Alecci - era presente l'allora Ministro della Difesa Lorenzo Guerini che aveva voluto far sentire la presenza dello Stato in un momento così significativo. So che le forze dell'ordine stanno facendo in queste ore un lavoro di intelligence straordinario. Per questo mi auguro che anche in questo caso lo Stato riesca a far sentire presto la sua presenza assicurando alla giustizia questo pericoloso criminale, in modo che possa affrontare in presenza il giudizio definitivo sulle sue azioni».

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