Fondazione Tripodi, incontro con Claudia Pinelli e proiezione DocuFilm

Autore Redazione Web | lun, 16 gen 2023 14:22 | Fondazione-Tripodi Claudia-Pinelli Docufilm

L'evento si è svolto a Polistena.

Si è svolto a Polistena, presso la sala conferenze della Comunità "Luigi Monti",  l’incontro con Claudia Pinelli, figlia di Pino e la proiezione del docufilm "PINO Vita accidentale di un anarchico" di Claudia Cipriani. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Girolamo Tripodi con il contributo di Enzo Marafioti - si legge in un comunicato della stessa Fondazione -, ha registrato una partecipazione numerosa ed attenta di tanti cittadini e cittadine, che con la loro presenza hanno sancito il successo della manifestazione e la vicinanza alle attività sviluppate dalla Fondazione Girolamo Tripodi.

L’incontro - prosegue la nota - è stato aperto da  Michelangelo Tripodi (Presidente della Fondazione Girolamo Tripodi) che ha ringraziato tutti i presenti, in particolare a Claudia Pinelli per la sua presenza e per la testimonianza straordinaria che, attraverso queste iniziative, consente parlare di una delle stagioni più buie della vita democratica del paese, quando si sviluppò la famigerata “strategia della tensione”, promossa dal blocco reazionario che, per fermare l’avanzata operaia e studentesca culminata nel ’68 e nell’autunno caldo, organizzò le famose trame nere delle stragi di Stato,  a cominciare dagli attentati del 1969, culminati nella strage di Piazza Fontana (dove si contarono 17 morti) e nell’uccisione di Giuseppe Pinelli, nella questura di Milano.

Com’è noto, le stragi di Stato e la strategia della tensione insanguinarono tutti gli anni ’70 (attentato al treno Freccia del Sud a Gioia Tauro, strage alla questura di Milano, strage di Piazza della Loggia a Brescia, attentato al treno Italicus, ecc.), fino alla strage della stazione di Bologna del 1980. «Purtroppo, ancora oggi siamo qui a chiedere verità e giustizia per tutte le 138 vittime innocenti di quella stagione - ha affermato Michelangelo Tripodi - in cui più cresceva la forza della sinistra, del partito comunista e del movimento operaio e più si faceva spregiudicato, virulento e pericoloso il tentativo reazionario di stroncare il cambiamento».  

Tripodi ha infine  sottolineato la necessità che, anche in altre sedi, specie nella scuola e nell’università, ci si possa occupare di queste vicende, soprattutto per trasmettere ai nostri giovani l’informazione e la conoscenza di una storia completamente cancellata e rimossa, la conoscenza di un pezzo di storia del novecento italiano che è fondamentale per comprendere meglio non solo quello che è accaduto allora, ma anche quello che conseguentemente è avvenuto dopo.

Subito dopo, è intervenuto il sen. Giuseppe Auddino, che ha detto di essere stato molto colpito dal docufilm che ha avuto occasione di rivedere un paio di volte e, soprattutto, dalla reazione dignitosa e fiera della moglie e delle figlie di Pino Pinelli. In particolare, ha ricordato l’episodio della moglie, che di fronte all’assassinio del marito, disse che non bisognava  far scendere neanche una lacrima per non dare soddisfazione agli assassini. Auddino ha sottolineato l’importanza di continuare ancora a chiedere che si faccia piena luce su quelle vicende drammatiche: la ricerca del capro espiatorio fa veramente pensare se in questo paese c’è davvero la sovranità.

Successivamente, ha preso la parola il prof. Giancarlo Costabile, che ha collocato la vicenda Pinelli e le stragi di Stato in quella che lui ha definito “mafia di Stato”: È poi intervenuta Claudia Pinelli che ha ringraziato la Fondazione Girolamo Tripodi e tutti i presenti.

«C’era un clima terribile allora, non ci fu solo la strage di Piazza Fontana, ma ci furono bombe anche a Rona che per puro caso non fecero altre stragi - ha detto -. Si ha paura, si ha veramente paura. La presenza di tantissime persone al funerale delle vittime di piazza Fontana, impedisce al Presidente del Consiglio di allora Rumor di proclamare lo stato di emergenza. Non si aspettavano che quella strage e la morte di Pino avessero scosso una società civile, che in  quella democrazia credeva e che veramente voleva cambiare  le cose. Noi, io e mia sorella - ha aggiunto -, che eravamo bambine quella notte tragica siamo state prelevate da casa e ospitate da amici di famiglia. Eravamo una famiglia di sole donne e mia madre è stata una roccia, non si è fatta schiacciare, ci ha fatto crescere e ci ha fatto scegliere se portare avanti questa memoria. Un momento importantissimo è stato il riconoscimento del 2009 da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: l’unico atto ufficiale, perché non siamo mai riusciti ad entrare in un tribunale. Mio padre non è un nome su una lapide, in piazza Fontana a Milano ce ne sono addirittura due, ma è una persona. Ha vissuto, è stato partigiano, era esperantista, aveva degli ideali, è morto perché era un anarchico».

Si è poi tenuta la proiezione del docufilm "PINO Vita accidentale di un anarchico" di Claudia Cipriani. Successivamente,  si è aperto il dibattito e sono intervenuti: Amalia Bruni (Consigliere Regionale, già candidata alla Presidente della Regione), Aldo Polisena (giornalista),  Antonella Aricò (sorella di Gianni, uno dei cinque ragazzi anarchici ammazzati nel 1970), Rosaria Tropepe (consigliere comunale di Polistena).

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