Libertà è partecipazione, ma in Calabria 1 su 2 non lo ha capito

Autore Redazione Web | lun, 26 set 2022 13:28 | Potere-Democratico Elezioni-Politiche Astensionismo-Calabria

Oltre il 49% non si reca alle urne e non esercita il potere democratico. 

1 su 2, ovvero il 50%. Una percentuale lusinghiera se parliamo di sport: un cestista o un attaccante con queste medie potrebbero ambire a contratti milionari. Parliamo invece del dato di affluenza alle urne in Calabria. Sì, la Calabria, la terza regione più povera e tra le più arretrate d’Europa, con un tasso di disoccupazione che la pone tra le peggiori 10 del Vecchio Continente e che continua a spopolarsi, con un calo demografico dell’1,7% registrato tra il 2019 e il 2020. 

Questa regione, attanagliata da mille problemi, non ultimo quello di vivere costantemente sotto il giogo della criminalità organizzata, ha deciso di non decidere. Esattamente il 49,20% ha scelto di disertare il seggio elettorale e delegare al restante 50,80% la scelta anche del proprio futuro.

No, non stiamo dicendo che vi sia la certezza di cambiare la storia di questo territorio con una semplice croce apposta su una scheda elettorale, ma che partecipare è un diritto-dovere di ogni cittadino. Se il potere democratico, posto nelle mani del cittadino che si concretizza durante le elezioni, non viene esercitato, quale diritto si ha poi di protestare?

Come si può, successivamente, additare l’amico, il concittadino, il corregionale di aver sbagliato la scelta senza aver partecipato?

Il cittadino deve votare, scegliere per poi pretendere, da chi è stato delegato a rappresentarlo, che venga rispettato il mandato elettorale. Pretendere e controllare, con l’aiuto dei giornalisti, che si faccia il bene del popolo.

Perché se i nostri figli sono costretti ad abbandonare la terra natia, lo si deve a politiche inesistenti per il reale sviluppo della Calabria. Se in molti sono costretti a chiedere il reddito di cittadinanza (si spiegano anche così certi risultati in controtendenza rispetto al resto della nazione) per vivere, se poi la criminalità ha gioco facile in certe frange della popolazione, lì dove sentire l’odore acre della povertà e del bisogno è quotidianità, lo dobbiamo alle nostre mancate scelte, alla nostra mancata vigilanza, al nostro disinteresse.

Scegliere dà a tutti noi il diritto e la forza di pretendere che la barca inverta una rotta da troppo tempo fallimentare. Bisogna partecipare. In fin dei conti, chi ha deciso di non votare, quale vantaggio ne ha tratto? Lo sa che, a differenza dei Referendum, non esiste un quorum da raggiungere e che, quindi, le elezioni sarebbero valide anche con il 30% dei votanti alle urne?

Giorgio Gaber, nel lontano 1973, cantava “Libertà è partecipazione”. A 50 anni di distanza, qualcuno non lo ha ancora capito.

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