La polemica nasce dalla Delibera del Sindaco Metropolitano n. 17/2026, che prevede il reclutamento di 36 persone di Staff
A pochi mesi dalle elezioni, la Città Metropolitana di Reggio Calabria finisce al centro delle critiche per una serie di provvedimenti giudicati da molti come un vero e proprio “assumificio”. A sollevare il caso è Neri, che denuncia come i recenti atti pubblicati sull’albo pretorio dell’Ente rappresentino una “fiera delle clientele”.
La polemica nasce dalla Delibera del Sindaco Metropolitano n. 17/2026, che prevede il reclutamento di 36 persone di Staff, alcune con retribuzioni parificate a quelle dei dirigenti. “Non stiamo parlando di poche unità – sottolinea Neri – ma di centinaia di migliaia di euro destinati a contratti fiduciari, tra Ufficio di Gabinetto, Cerimoniale e altri uffici di supporto alla direzione politica”.
Il titolo ufficiale del provvedimento è “ridefinizione dotazione organica degli uffici di supporto agli organi di direzione politica”, ma secondo il consigliere Neri si tratta di una “vergognosa deriva politica e istituzionale, varata solo a fini elettorali”, mentre il territorio continua a soffrire per strade provinciali in condizioni precarie, Comuni lasciati soli e servizi pubblici in affanno.
Ma le contestazioni non finiscono qui. La Determinazione n. 312/2026 del 2 febbraio 2026 racconta che lo scorso dicembre la Città Metropolitana ha pubblicato un avviso pubblico di mobilità esterna volontaria per un solo posto da Operatore Tecnico. Il vincitore è un attuale consigliere comunale di maggioranza già dipendente comunale, che entrerà nei ruoli della Città Metropolitana a partire dal primo marzo. “Un fatto che lascia senza parole – osserva Neri – considerando che centinaia di giovani sono costretti ad emigrare per lavoro e ambirebbero a opportunità simili”.
Per Neri, quanto sta accadendo è “una scelta indegna, una campagna elettorale pagata con soldi pubblici. La Città Metropolitana non è un bancomat politico e i cittadini non possono essere spettatori di questo scempio”.
Il caso solleva interrogativi sulla correttezza istituzionale e sulla gestione delle risorse pubbliche, mentre le elezioni si avvicinano e l’attenzione sulla trasparenza e meritocrazia negli uffici pubblici cresce giorno dopo giorno.