L’analisi a cura di Santo Strati
A mezzogiorno di ieri è partita ufficialmente la campagna elettorali per queste regionali. In realtà la campagna è iniziata il giorno stesso dell'ufficializzazione delle dimissioni di Roberto Occhiuto: il Presidente ha giocato d'anticipo con una mossa politicamente azzeccata ma indisponente nei confronti dei giudici che lo indagano. La sfida alla magistratura è una partita perduta in partenza e anche un plebiscito di voti non può "assolvere" in anticipo chi è indagato per un reato (corruzione) che non è da sottovalutare. Certo, è opportuno osservare che perché ci sia la corruzione occorre la presenza di un corruttore e di un corrotto, ma questo dovrà essere la magistratura a dimostrarlo, nel caso in cui richieda il rinvio al processo, oppure - con molta onestà – dovrà ammettere di avere preso una cantonata.
Questa premessa è fondamentale per spiegare perché dobbiamo aspettarci una campagna elettorale aspra e feroce, resa tale dal pochissimo tempo lasciato agli avversari dal Presidente uscente dimissionario, il quale – siamo pronti a scommettere – visto l'eterno litigio in casa della (delle?) sinistra contava di avere una strada totalmente in discesa, con una messe di voti che garantisse il largo consenso popolare.
Aveva un poker d'assi Occhiuto, ma l'incognita della Scala reale si è materializzata con l'inventore del reddito di cittadinanza, il prof. Pasquale Tridico, ex Presidente dell'INPS, in quota 5 Stelle. Il quale è riuscito con un colpo solo a ottenere il campo larghissimo che era la condicio sine qua non per la candidatura e a mostrare il totale disastro del PD, incapace di esprimere un candidato per queste regionali. Un candidato credibile, ovviamente, non nomi buttati a caso, in attesa di qualche miracolo divino. E poi il miracolo s'è materializzato con Tridico, il quale darà sicuramente filo da torcere a tutta la coalizione di centrodestra e allo stesso Occhiuto, ma rischia di arrivare miglior perdente (naturalmente in questo caso rinuncerà a sedere negli scranni di Palazzo Campanella).
A guardare le liste, che dovranno essere convalidate domani dalla Corte d'Appello per apparire sulle schede elettorali, il sentimento più frequente dei calabresi è lo sconforto. È un deja-vù che, da un lato, mortifica le aspirazioni dei tanti sconosciuti fra i 360 in corso per i 30 posti disponibili, e dall'altro certifica l'assoluta strafottenza dei partiti nei confronti del territorio.
Da una parte, in modo ridicolo, i 5 Stelle hanno aperto alle autocandidature (è puro populismo, non è democrazia), dall'altro le segreterie e i capi partito hanno scelto sulle teste dei calabresi, senza molta fantasia e poco apprezzabile mancanza di visione. Il risultato – a livello di liste – è che i calabresi, quei pochi (44% alle ultime regionali) ossequiosi del diritto-dovere che sono andati a votare, non riescono a emozionarsi e meno che meno entusiasmarsi. C'è avvilimento, sfiducia e, sempre più frequentemente la voglia di disertare le urne.
La vera scommessa di queste lezioni sarà ancora una volta sul "primo partito" quello degli astensionisti: riuscirà Tridico a risvegliare i delusi della politica ad andare a votare (per la sinistra, le astensioni penalizzano sempre questa parte politica)?
Per farlo ha riscoperto il modello di pifferaio magico incarnato da Conte alle scorse politiche, quando a fronte di un pressoché probabile tracollo pauroso del M5S, inventò la formula vincente: se votate la destra vi tolgono il reddito di cittadinanza. Una genialata che gli ha procurato oltre 211mila preferenze (29,4%): quanti di questi voti sono arrivati da disperati timorosi di perdere il RdC difficile stimarlo. Alle precedenti elezioni politiche del 2018 i pentastellati sbancarono con oltre il 40% e alle europee del 2024 si attestarono al 16%, mentre alle regionali del 2021 raccolsero un misero 6,48%.
E allora Tridico ha lanciato un nuovo amo giocando la carta dell'inclusione e di un (improbabile) reddito di dignità: la sua strategia elettorale si gioca tutto sui "disperati" che sognano il sussidio pentastellato (500 euro promessi) e probabilmente andranno a votare a piene mani per lui. Quanti sono i "disperati"? le stime sono contraddittorie: da 70mila a 400mila i poveri in Calabria. Ma per loro – bisogna essere onesti – sarà difficile mantenere la promessa del reddito di dignità. Da buon economista il prof. Tridico parla con cognizione di causa, indicando in un miscuglio di risorse europee i fondi necessari per contrastare la povertà. Ma sa pure, Tridico, che non è così facile e non è così semplice come la racconta e i veri fondi che servirebbero in Regione non ci sono.
Tridico sta sbagliando strategia con i calabresi: non si può promettere l'inclusione, trascurando lo sviluppo industriale. Il riferimento al Ponte è inevitabile. Il prof. di Scala Coeli – esempio calzante di come l'ascensore sociale si possa scalare, da zero ad apprezzato docente universitario – continua a sposare l'"integralismo" dei Cinque Stelle, che ripetono il loro No al Ponte (affiancati, dal rifiuto ideologico di tutta la sinistra) e il loro No a qualunque idea di progresso e sviluppo. Questa posizione – si informi prof. – non è amata da gran parte dei calabresi, che non hanno – attenzione – l'anello al naso e non sono stupidi. Il Ponte (la cui realizzazione è comunque legge dello Stato, votata democraticamente) rappresenta il volano di sviluppo per l'intero Mezzogiorno, con particolare attenzione e risvolti altamente positivi per Sicilia e Calabria.
Tridico sta ricalcando le orme del comandante Achille Lauro che, negli anni Cinquanta, regalava solo la scarpa destra ai suoi probabili elettori, promettendo a elezioni concluse (se positive per lui, ovviamente), l'altra scarpa. Ma Lauro dava qualcosa di "concreto", ovvero l'altra scarpa (e si è discusso a lungo su questa miserabile trovata per raccogliere consenso elettorale), ma Tridico vende suggestioni, alla pari di Giuseppe Conte: cosa racconterà se verrà eletto? Che non c'è nessuna delle due scarpe e che qualche cosa si studierà per aiutare i calabresi poveri.
Ma i "poveri" calabresi non vogliono assistenzialismo, esigono sviluppo che porti crescita e progresso del territorio e quindi occupazione e lavoro. Quello vero.
Se Tridico si gioca l'elezione basando tutto sul voto dei "disperati" (e probabilmente scivolerà sulla buccia di banana dello sviluppo), Roberto Occhiuto, a sua volta, ha scelto la strategia dell'uomo solo al comando. Ma è una posizione che già gli ha dato troppe grane durante la passata legislatura regionale e continua a produrre mugugni e mal di pancia anche dentro la sua stessa coalizione.
Non è tutto oro il social, anche se fa numeri incredibili, ma Occhiuto ritiene che la sua vittoria possa venire pure grazie alle continue apparizioni sui post che lo vedono protagonista assoluto. Permetteteci qualche personale perplessità.
Santo Strati