Un quadro dettagliato su quella che è la situazione nella regione
Quanto si gioca in Calabria?
La tendenza a cercare conforto e soluzione alle proprie
difficoltà economiche nel gioco d’azzardo non è un mito diffuso dai
“complottisti” per gettare discredito sul gioco: è, invece, una triste realtà,
che trova conferma nei dati forniti dall’Agenzia Dogane e Monopoli nel Libro
Blu 2021, la più recente e aggiornata pubblicazione disponibile in materia.
Basta osservare, infatti, i dati relativi alla Calabria, una
delle regioni italiane con il più elevato tasso di disoccupazione e di povertà
e con il maggior tasso di penetrazione della criminalità organizzata nel
tessuto socio economico locale. I calabresi nel corso del 2021 hanno speso
oltre 4 miliardi di euro nel gioco d’azzardo, suddivisi in 1,1 miliardi nel
gioco fisico e 3 miliardi nel gioco online.
Osservando i dati più nel dettaglio, vediamo come sia
proprio Reggio Calabria la città in cui si spende di più: per il solo gioco
fisico, i reggini hanno speso ben 198 milioni. Seguono Catanzaro con 93 milioni
di euro, Cosenza, con 73 milioni e Vibo Valentia con 59 milioni; anche i centri
minori hanno un’alta partecipazione, se si pensa che a Villa San Giovanni sono
andati nel gioco 24 milioni di euro e a Pizzo Calabro altri 14.
Un fenomeno in costante crescita
Quello dell’aumento della raccolta nel settore del gioco
d’azzardo è un fenomeno oramai in crescita costante dal 2006, anche se, da
allora, il rapporto tra le quote “fisico” e “online” si è invertito. Merito
anche dei siti di scommesse online stranieri sicuri (sia pure senza
licenza AAMS), che consentono agli appassionati di divertirsi con puntate
alle slot e scommesse sportive, in tutta sicurezza.
Ma colpisce che i cittadini di una regione come la Calabria
spendano tanto per quello che dovrebbe sempre restare solo un divertimento e,
invece, troppo spesso si trasforma in una dipendenza.
Sono proprio i responsabili dei centri SerD (servizi
sanitari che si occupano delle dipendenze), del coordinamento regionale
“Mettiamoci in gioco” e dei Centri
Specializzati GAP per la cura e il sostegno della
dipendenza da gioco d’azzardo, finanziati dal progetto regionale “A Carte
Scoperte”, a suonare la sirena d’allarme.
A preoccupare, oltre al diffondersi delle ludopatie, sono
anche le infiltrazioni delle mafie nel gioco d’azzardo, settore in continua
espansione che attira, per gli introiti milionari che promette, gli interessi
della malavita locale; non solo nell’immediata partecipazione ai profitti, ma
anche con l’applicazione dei prestiti a tassi usurai: il 10% dei giocatori che
soffrono di dipendenza cade nelle mani dell’usura.
Dove recarsi in Calabria per farsi aiutare
Forse più che per altre dipendenze, nel caso della
ludopatia, chi ne soffre ha molte difficoltà ad ammettere di avere un problema
e ancora di più a decidere di farsi aiutare. Come per il gioco illegale,
quindi, anche qui la quota del sommerso rischia di incidere sui dati
disponibili ancor più dell’emerso.
Allo scopo di informare e di prendersi cura dei soggetti che
mostrano comportamenti definibili di dipendenza dal gioco d’azzardo, in
Calabria si è formata nel corso degli anni una rete, finanziata oggi dal progetto regionale
“A Carte Scoperte” sostenuto dalla fondazione “Con Il Sud” e costituita dai
SerD, dal coordinamento regionale “Mettiamoci in gioco” e dai Centri Specializzati GAP,
che, al pari dei SerD, si occupano di sostenere chi soffre della dipendenza da
gioco d’azzardo.
Nel concreto si tratta dell’istituzione di una serie di
équipe operative che coinvolgono pubblico e privato in progetti terapeutici,
offerti in modo del tutto gratuito.
I centri GAP sono attivi dall’estate 2022 e, nel caso di
Catanzaro, hanno portato a risultati importanti: su 150 soggetti entrati al
SerD, il 30% ha aderito al progetto e il 25% di questi ha smesso di giocare.
Sono numeri su cui si deve certamente migliorare, ma che fanno ben sperare.
I GAP si trovano a Reggio Calabria (unica città con due
centri), Catanzaro, Castiglione Cosentino, Cosenza e Crotone.
Gli interventi dell’amministrazione: insufficienti!
Chi invece sembra non aver compreso la gravità della
situazione è proprio l’amministrazione regionale.
Dopo aver approvato
la Legge Regionale n° 9/2018: “Interventi
regionali di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e per la
promozione di una cultura della legalità”, il consiglio regionale, dopo
averne ritardato per ben tre volte l’applicazione, si è mosso per modificare
una norma contenuta nel regolamento, in senso meno restrittivo.
La legge, nel suo impianto originario, prevedeva il divieto
di installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo in locali situati ad una
distanza inferiore a 300 metri (nel caso di comuni con popolazione fino a 5000
abitanti) o 500 metri (comuni con popolazione oltre i 5000) dai “luoghi
sensibili”. Con questa espressione si indicano luoghi di culto, scuole, luoghi di
aggregazione giovanile ed oratori.
L’obiettivo è ovviamente quello di tutelare la salute e la
sicurezza delle fasce dei giovani e dei giovanissimi, i più esposti al rischio
della ludopatia.
Evidentemente, interessi più rilevanti hanno fatto sì che il
Consiglio regionale provvedesse ad apportare modifiche peggiorative al
“distanziometro”, azzoppando di fatto il valore della norma!
Gli interventi delle forze dell’ordine contro il gioco illegale
Dal canto loro, le forze dell’ordine monitorano e
controllano il territorio, come dimostrano alcune recenti operazioni: “Stige” e “Galassia”.
Se l’“Operazione Stige” della Dda di Catanzaro è riuscita a
smantellare il controllo della locale di
Cirò Marina su un punto Snai (attraverso operazioni societarie e diversi cambi
di intestazione veniva nascosta l’effettiva titolarità della sala alla cosca
della ‘ndrangheta), l’“Operazione Galassia”, invece, ha scoperchiato un vero e
proprio network criminale transfrontaliero.
Dalla Puglia alla Sicilia, passando per la Campania e la
Calabria, è stata scoperta una proficua collaborazione criminale tra tutte le
organizzazioni mafiose italiane sul mercato delle scommesse online e del gioco
d’azzardo fisico e online.
Insomma, la criminalità organizzata si è adattata alle mutate condizioni e, approfittando della tecnologia, è passata dal fare profitti con corse negli ippodromi e nei cinodromi, con combattimenti clandestini tra animali, con le sale da gioco parzialmente o totalmente illegali e con i quattro Casinò terrestri italiani, al fare profitti con il gioco d’azzardo online.
(PuRed)