Scopri perché Google chiude molti suoi prodotti e app. Analizziamo i fallimenti più noti e cosa significano per utenti e sviluppatori.
Nel mondo moderno il cambiamento è all’ordine del giorno e la velocità con cui i gusti e le preferenze dei consumatori cambiano hanno un impatto anche sui colossi come Google. Inoltre la società dei consumi ha creato degli utenti che vogliono sempre esperienze nuove e che cercano continuamente l’ultima novità e l’ultimo aggiornamento, non accontentandosi mai di ciò che hanno. In questo contesto accadono anche delle cose molto particolari: è il caso dei prodotti lanciati da Google. Alcuni di essi diventano estremamente popolari e sono utilizzati praticamente in tutto il mondo.
Ma ciò che non sempre sappiamo o che non sempre vediamo è l’enorme quantità di esperimenti falliti che finiscono nel dimenticatoio in pochissimo tempo. Google ha sviluppato tantissime app oltre a quelle che usiamo comunemente, e la maggior parte di queste è stata scartata e abbandonata.
Come avviene?Proprio per garantire dei prodotti di alta qualità e per mantenere i propri clienti Google deve sempre controllare e proporre nuove funzionalità, e testare la risposta del mercato. Questa strategia è adottata anche dai casinò online come verde casino. Per evitare lo spreco di risorse e l’investimento in applicazioni che non funzionano, la selezione è estremamente rigida. Una app che viene lanciata deve sfondare immediatamente, altrimenti rischia di essere buttata. Il prodotto deve funzionare subito e attirare utenti e clienti, altrimenti non ha motivo di esistere.
Inoltre è molto importante anche il successo prolungato nel tempo. Ciò significa che se anche una applicazione ha un successo immediato, ma non riesce a mantenere una crescita costante e un continuo flusso di utilizzo, molto probabilmente andrà cancellata. Nel mercato competitivo del mondo online l'engagement" è uno dei parametri più importanti: se una app non ha un alto engagement allora finirà tra le app fallimentari.
Esempi concretiParliamo di alcuni casi concreti che si sono verificati negli ultimi anni. Forse alcuni di voi avranno già sentito questi nomi, e magari li hanno anche provati. Altri invece non ne avranno mai sentito parlare, a dimostrazione del fatto che i prodotti eliminati vengono completamente rimossi dal mercato.
● Google+. Google+ è stato un servizio di social network sviluppato da Google e lanciato nel 2011. Offriva delle funzionalità diverse da altri social network e forse anche per questo motivo ha avuto fin da subito molto successo. Ci sono state delle controversie relative ad alcune regole e funzionalità di Google+ che hanno portato a delle proteste anche molto estese. Ma il problema principale, che ha poi portato alla chiusura del servizio, ha riguardato questioni di sicurezza e di protezione dei dati degli utenti. Il colosso di internet ha quindi deciso di chiudere il servizio e oggi quasi nessuno si ricorda di questo social.
● Stadia. Un esperimento di Google nel settore del cloud gaming. Permetteva ai giocatori di giocare in streaming su varie piattaforme, acquistare giochi senza bisogno del download, condividere il proprio schermo in live streaming e acquistare un abbonamento che sbloccava varie funzionalità aggiuntive. Nonostante i primi successi Google ha ritenuto che la base di partenza non fosse sufficiente per sostenere il progetto. Non c’erano abbastanza persone interessate al cloud gaming e pertanto dopo solo 3 anni Stadia è stato chiuso.
Alcune conseguenzeIl risultato di queste politiche di Google è abbastanza dibattuto. Anche se senza alcun dubbio molte strategie sono vincenti, e il successo stesso del colosso lo dimostra, Google ha ricevuto anche numerose critiche. Non solo da parte degli utenti, alcuni dei quali iniziano a usare un servizio e lo vedono morire dopo poco tempo, ma anche da parte di sviluppatori e collaboratori. In alcuni casi queste chiusure immediate hanno significato una perdita di denaro per team di ricerca e sviluppo e per collaboratori che avevano investito somme ingenti in questo settore.
Google quindi mette anche a repentaglio la proprie reputazione, passando in alcune occasioni per un servizio poco affidabile che non garantisce continuità e sicurezza ai propri utenti. Forse è per questo che negli ultimi anni sono nati tanti servizi alternativi? La situazione è così complessa e ci sono così tanti fattori da considerare che non è facile dare una risposta precisa. Sicuramente però possiamo dire che il cimitero delle app fallite di Google non passa inosservato.
Riflessioni finaliIn definitiva, il modello di innovazione rapida di Google porta evidenti vantaggi, ma rischia di compromettere la fiducia di utenti e sviluppatori. Per restare leader, Google dovrebbe adottare un approccio più ambidestro, bilanciando l’esplorazione di nuove idee con la cura delle tecnologie esistenti, così da mantenere al contempo innovazione e solidità. In mancanza di questo equilibrio, gli utenti potrebbero iniziare a evitare nuove soluzioni per timore di vederle cancellate, e la reputazione di Google subirebbe un contraccolpo.
Un altro aspetto sul quale puntare è sicuramente quello della comunicazione chiara e trasparente. Comunicare agli utenti gli obiettivi di un progetto, avendo in mente una chiara idea di evoluzione oppure comunicando espressamente le difficoltà riscontrate da un servizio o da una app potrebbero aumentare la fiducia di utenti e sviluppatori nell’ecosistema di Google. Solo combinando audacia e affidabilità l’ecosistema potrà prosperare, senza lasciare indietro chi crede nelle sue piattaforme.
Pured