L'editoriale del dottor Eduardo Lamberti Castronuovo: «mancherai di certo»
Ancora un medico reggino, Anna Maria Catanoso Meduri, ci lascia per sempre.
Il presente non esiste. Un attimo ed è già trascorso per appartenere al passato. I ricordi, però, restano, ma solo quando ci fai caso e rivedi il film della tua vita quasi fosse l’unico modo per rivedere quanti hai conosciuto nel tempo.
Rivedo il tempo trascorso nel vecchio ospedale. Una struttura che ormai vive solo nel ricordo di quanti ci lavoravamo. Eravamo davvero in pochi e ci si conosceva e ci si incontrava quotidianamente, tanto era piccolo ma denso di grande umanità. Un qualcosa che Anna Maria Catanoso profondeva a piene mani. Tutti, ne riconoscono le grandi doti, in ospedale e fuori, non solo ora che è scomparsa, dopo aver lottato contro una nemica che aveva spesso vinto. Aveva ridato alla vita tanti pazientini, cosi li chiamava, i cui genitori tremanti avevano riposto in Lei una infinita fiducia. Il timbro della sua voce, inconfondibile e che ancora mi risuona nelle orecchie, la rendeva simpatica ai bambini come agli adulti, abbattendo quel timore reverenziale - spesso respingente - che caratterizza il rapporto col medico. Ma Lei era medico davvero, per vocazione.
Non ha mai appeso al chiodo il camice bianco. Ha continuato a dare sé stessa col treno bianco, alla Unitalsi, alla Croce Rossa ed alla socialità sia nella sua città natale che a Roma, dove si era trasferita per seguire il marito, Gigi Meduri, ben noto politico di spessore ben lontano dalla dilagante pochezza rappresentativa attuale.
In ogni ruolo era riuscita ad offrire quel qualcosa in più a chiunque le si accostasse tanto da ricevere una delle massime onorificenze al merito della Repubblica, quella di Commendatore.
Tutti riconoscimenti meritati ma che Anna Maria metteva in secondo piano, di fronte alla missione che, sin dai primi passi professionali, aveva palesato, con quel garbo che la farà ricordare a tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerla. Ma c'è un aspetto che, se non proprio sconosciuto ai più, era garbatamente riservato. Il suo ruolo privato. Quello di moglie di un personaggio in vista e non certo dalla vita facile, e di madre di Alessandra, Pierluigi e Donata. Un ruolo fondamentale di guida serena ma ferma e sicura come solo una madre calabrese sa fare, col suo bagaglio di sofferenze proprie ed altrui. Punto di riferimento per tutta la famiglia ed i parenti che piangono la sua scomparsa, piuttosto prematura, anche perché la conoscevano come donna combattiva, che più volte aveva sfidato e vinto la Morte. Ma questa volta anche la sua tenacia ha dovuto arrendersi alla ineluttabilità.
Reggio perde ancora un pezzo importante del suo patrimonio e soprattutto, la classe medica reggina assottiglia la parte che ha scritto la storia della sanità forte, pulita e capace, che solo un pregiudizio infondato e frutto dell’incultura altrui si ostina a non riconoscere. Anna Maria Catanoso mancherà non solo alla famiglia ma a tutti coloro che hanno fatto del giuramento di Ippocrate una ragione di vita. Lei era un esempio e come tale va additato alle giovani generazioni, quale medico che, con pochi mezzi, piccoli spazi, poche strumentazioni, aveva salvato tanti piccoli pazienti, oggi adulti. Grazie a loro nome. Addio Anna Maria, mancherai di certo.
Giungano le più affettuose condoglianze a tutta la famiglia da parte mia, dei miei e di tutte le componenti dell’istituto de Blasi e di Reggiotv.
ELC