Meno della metà di dieci anni fa le nuove aperture cui si sommano le chiusure
L'osservatorio di Confesercenti ha
pubblicato uno studio sulle nuove aperture nel comparto del commercio. I
risultati sono impietosi e preoccupanti andando ad aggiungersi a quelli delle
chiusure, in crescita costante.
In soldoni, facendo un raffronto tra
il 2013 e il 2023, le nuove aperture si sono ridotte drasticamente passando
dalle 44mila di dieci anni fa alle poco più di 20mila dell'anno in corso, il
dato più basso del decennio.
Una "decimazione" che non
accenna a rallentare ma, anzi, continua ad ampliarsi anno dopo anno.
In Calabria si è passati dalle 2013
aperture di dieci anni fa alle 846 attuali con una perdita di 1167 imprese pari
al 58% in meno. Il fenomeno, però, interessa tutto il Paese con punte che in
Piemonte raggiungono addirittura il 70% di denatalità imprenditoriale.
Tributi altissimi, margini sempre
più risicati, regolamenti vessatori, sistemi di mobilità urbana inadeguati
uniti a una concorrenza spesso sleale della grande distribuzione e del web,
grazie anche a un sistema di tassazione più che favorevole, stanno rendendo
impossibile fare impresa alle piccole realtà commerciali. Immaginiamoci in
territori disagiati come il nostro dove, a fronte di spese notevolmente più
alte rispetto a territori maggiormente sviluppati (ricordiamoci che Reggio
Calabria continua ad essere una delle città più tassate d'Italia con una
pressione tributaria totale di oltre il 72%) si hanno, a parità di prodotti,
metri quadrati e dipendenti, fatturati equivalenti a meno della metà.
Confesercenti propone da tempo la
decontribuzione per i giovani che avviano una nuova attività commerciale e un
regime fiscale di vantaggio per gli esercizi sotto i 400mila euro di fatturato
l’anno. Questo però non basta. Si dovrebbe operare con più incisività anche sul
versante della rigenerazione urbana, delle piccole e grandi città, dei centri
come delle periferie, oltre che intervenire per equilibrare le evidenti
storture dovute a un intollerabile disparità fiscale a vantaggio soprattutto
del commercio online.
Per ultimo si dovrebbero mettere in
campo ulteriori misure per agevolare le imprese meridionali così da compensare
almeno in parte il divario sempre più netto tra il Mezzogiorno e le regioni del
Nord Italia.
L'alternativa è il concreto rischio di una progressiva desertificazione urbana oltre a quello di un impoverimento generalizzato del tessuto economico e commerciale del nostro Paese tutto a favore dei giganti internazionali che drenano risorse senza nulla lasciare ai territori e alle comunità - chiosa la nota a firma di Claudio Aloisio, Presidente Confesercenti Reggio Calabria