L'analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro
Con
l’occupazione in crescita, aumenta la voglia di cambiare lavoro. Spinti dalle
nuove opportunità che offre il mercato, dalla concorrenzialità crescente delle
imprese nel trattenere i giovani o nel reclutare le professionalità
introvabili, ma anche desiderosi di un cambiamento che porti ad una maggiore
soddisfazione professionale o ad un migliore equilibrio vita-lavoro, i
lavoratori italiani si muovono molto più di prima tra un’occupazione e l’altra.
L’accentuata mobilità interna al mercato e il fenomeno delle dimissioni
volontarie, in aumento negli ultimi 4 anni, vedranno da questo mese oltre 3
milioni di occupati alla ricerca di un nuovo impiego. È quanto emerge
dall’ultima indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro dal
titolo “Ritorno al lavoro: per 3 milioni parte la
ricerca di una nuova occupazione”, pubblicata nei
giorni scorsi. Nel 2022 sono stati 121.756 gli occupati a tempo indeterminato
che si sono dimessi al rientro dalla pausa estiva (circa il 10% del totale
delle dimissioni avvenute durante l’anno). Il 2022, in particolare, è stato
l’anno record delle dimissioni: 1.255.000 lavoratori a tempo indeterminato hanno
lasciato il proprio impiego (+9,7% rispetto al 2021, +24% rispetto al 2019). Se
si considerano, poi, i lavoratori a termine e stagionali, il numero arriva a
2.156.000(+13,3% rispetto al 2021, +27,8% rispetto al 2019). Con riferimento ai
settori più interessati dal fenomeno, la ricerca evidenzia come su 100
dimissioni di lavoratori a tempo indeterminato, la quota maggiore si è avuta
nel commercio e nei servizi turistici (33,8% del totale) e nel comparto
manifatturiero (25%). A ben vedere, però, la tendenza a dimettersi
s’inserisce nella più ampia voglia di cambiamento di lavoro degli italiani. La
diffusa mobilità raggiunge tra i giovani la sua acme: il 13% di loro, infatti,
ha cambiato lavoro, mentre il 15% è attivamente alla ricerca di una nuova
occupazione. A spiegare il fenomeno, soprattutto la mancata soddisfazione per
la situazione professionale precedente. Non a caso, il 41% di chi ha cambiato
lavoro negli ultimi due anni (o si accinge a farlo) dichiara che a guidarlo
verso questa scelta è stato soprattutto lo scontento per l’attuale condizione.
Cosa ricercano nel nuovo lavoro? In primis, un miglioramento retributivo (39%),
che non significa meri aumenti salariali ma anche diverse e migliori forme di
welfare e benefits. Poi, un migliore equilibrio lavoro-vita privata (30%), il
desiderio di riscoprire motivazioni e nuovi stimoli (21%), un migliore clima
aziendale (20%) e prospettive di crescita e carriera (20%).