Migliorano i dati in Sicilia e Campania ma non in Puglia, Sardegna e Calabria
Nel 2022 la riduzione della popolazione a rischio di povertà
o esclusione sociale interessa tutte le ripartizioni ad eccezione del
Mezzogiorno, che rimane l'area del Paese con la percentuale più alta di
individui a rischio (40,6%, come nel 2021). Lo rileva l'Istat – riporta l’agenzia
di stampa Ansa - nel rapporto sui redditi e le condizioni di vita, spiegando
che al Sud l'indicatore composito rivela un aumento della quota di individui a
rischio di povertà (33,7% rispetto al 33,1% del 2021) "e il segnale
positivo della riduzione della quota di individui che vivono in famiglie a
bassa intensità di lavoro (17,1% rispetto al 19,5% del 2021)".
A livello regionale si osserva un deciso miglioramento per la Campania e la Sicilia, con la riduzione del rischio di povertà o esclusione sociale, trainato da una sensibile riduzione di tutti e tre gli indicatori (rischio di povertà, grave deprivazione e bassa intensità di lavoro). Tuttavia, il rischio di povertà o esclusione sociale aumenta in Puglia, Sardegna e Calabria; in queste ultime due regioni peggiorano i tre indicatori e soprattutto aumentano la bassa intensità di lavoro e la grave deprivazione.
In Calabria, dove secondo le stime di Bankitalia sui dati dell'Indagine sulle spese delle famiglie dell'Istat, nel 2021, ultimo dato disponibile, i nuclei familiari in povertà assoluta, erano quasi l'11 per cento del totale, un valore superiore alla media nazionale (pari al 7,5 per cento), la difficoltà di accesso a beni e servizi essenziali come elettricità e gas, si è esacerbata a seguito degli incrementi de prezzi registrati nell'ultimo anno. Lo rileva Bankitalia nel suo ultimo rapporto annuale.
Una congiuntura particolarmente sfavorevole che ha ulteriormente aggravato la condizione delle famiglie più vulnerabili, alimentando una maggiore diffusione della povertà energetica. Nonostante le condizioni climatiche relativamente favorevoli, infatti,la fragilità economica delle famiglie calabresi incide in misura rilevante sulla diffusione della poverà energetica: nella media del quinquennio 2017-2021, in linea con quanto osservato nelle altre aree del Paese, l'incidenza di tale fenomeno in Calabria è stata infatti superiore tra i nuclei in cui il capo famiglia è in cerca di occupazione o ha un basso livello di scolarizzazione.
Per la diffusione della povertà energetica assumono particolare importanza anche le condizioni abitative: case più vecchie hanno verosimilmente una peggior efficienza energetica e richiedono un maggior consumo di energia (e di conseguenza costi più elevati) per mantenere una data temperatura. L'incidenza del fenomeno, inoltre, è risultato superiore per i nuclei residenti in case costruite prima degli anni ottanta: nel periodo 2017-2019 in queste abitazioni vivevano mediamente quasi i tre quarti delle famiglie calabresi in povertà energetica, un valore superiore a quello medio nazionale. Tale condizione è risultata particolarmente elevata per i nuclei familiari che risiedono in case prive di collegamento alla rete del gas e per quelle residenti in abitazioni non di proprietà (rispettivamente 19,8 e 24,1 per cento).