Lavoro e salari, il divario che penalizza la Calabria: stipendi molto più bassi della media nazionale

Autore Giorgia Rieto | ven, 19 dic 2025 13:11 | Stipendi Calabria Salari

L’indagine conferma infatti una struttura occupazionale più fragile rispetto al resto d’Italia

Il lavoro in Calabria continua a essere sottopagato rispetto al resto del Paese. È quanto emerge da un’indagine dell’Ufficio economia della Cgil nazionale, elaborata su dati Inps, e rilanciata dalla Cgil Calabria, che fotografa un divario salariale ancora profondo tra la regione e la media nazionale.

Nel 2024, un lavoratore dipendente del settore privato – esclusi agricoltura e lavoro domestico – ha percepito in Italia un salario medio lordo annuo di 24.486 euro, mentre in Calabria la cifra si è fermata a 15.880 euro, quasi 9 mila euro in meno. Il divario resta marcato anche considerando i lavoratori a tempo indeterminato e full time che hanno lavorato almeno un anno intero: in questo caso il salario medio lordo nazionale sale a 39.563 euro, ma per i calabresi si attesta a 31.618 euro.

«Dati preoccupanti, ma che purtroppo non ci meravigliano», commenta il segretario generale della Cgil Calabria, Gianfranco Trotta. «Nel Mezzogiorno – spiega – le giornate medie retribuite sono inferiori, c’è una maggiore incidenza del lavoro atipico e pesa di più la presenza di attività economiche con retribuzioni basse».

L’indagine conferma infatti una struttura occupazionale più fragile rispetto al resto d’Italia. Al Sud il lavoro a termine riguarda il 34,5% dei lavoratori, contro il 26,7% della media nazionale; il part-time coinvolge il 43,6% degli occupati (contro il 33% nazionale) e il lavoro discontinuo arriva al 56,5%, a fronte del 45,6% nel resto del Paese.

«Da tempo – sottolinea Trotta – sollecitiamo l’introduzione di un salario minimo che garantisca lavoro dignitoso e sicuro, contrasti i contratti pirata e le paghe troppo basse e consenta all’Italia di allinearsi alle direttive europee».

Secondo la Cgil Calabria, il problema salariale è strettamente legato anche alle criticità infrastrutturali della regione. «La Calabria – afferma Trotta – paga lo scotto di collegamenti e infrastrutture precari, che disincentivano le aziende a investire sul territorio. La Zes avrebbe potuto rappresentare un’ottima opportunità, ma il suo ampliamento a tutto il Mezzogiorno finisce per penalizzarci: a parità di agevolazioni fiscali, gli imprenditori scelgono i territori con una logistica migliore e una rete infrastrutturale efficiente, non dove è un colabrodo».

Infine, il segretario generale della Cgil Calabria richiama l’attenzione del governo nazionale sugli investimenti nel Sud, anche alla luce delle recenti osservazioni della Corte dei Conti sul progetto del Ponte sullo Stretto. «Chiediamo – conclude Trotta – che venga data la giusta priorità alle infrastrutture del Mezzogiorno, condizione indispensabile per colmare il divario occupazionale e salariale e garantire uno sviluppo equo e duraturo».

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