Occupazione +4% ma valori ancora bassi su totale popolazione.
Nel 2024 la stima di crescita del Pil nel Mezzogiorno si attesta a +0,6% . È la previsione - riporta l'agenzia ANSA - dell'indagine annuale di Confindustria e Srm, il centro studi collegato a Intesa SanPaolo. "Sulla conferma di questo dato - spiega lo studio- influirà in modo considerevole l'effettiva "messa a terra" delle risorse disponibili, in primis quelle legate al PNRR. L'occupazione, registrata nel terzo trimestre aumenta del 4% rispetto allo scorso anno, con un incremento per il Sud maggiore; ma all'aumento degli occupati non corrisponde un significativo progresso in termini assoluti se i dati sono rapportati alla quota di chi vive al Sud. Infatti secondo i dati di Confindustria e Srm nel terzo trimestre 2023 nel Mezzogiorno si è concentrato quasi il 27% dell'occupazione nazionale e il 23,4% di quella femminile, valori ancora troppo bassi. Nel complesso le dinamiche congiunturali mostrate dallo studio evidenziano un Mezzogiorno resiliente alle crisi degli ultimi anni e con rilevanti potenzialità di rilancio. Le stesse dinamiche, ovviamente, non appaiono risolutive rispetto alle complessità strutturali dell'area.
L'analisi di Confindustria Srm indica in almeno tre i grandi fattori di sviluppo su cui il Mezzogiorno deve crescere. Si tratta delle cosiddette "3C": Competenze (dalla formazione all'innovazione), Connettività (attraverso adeguate infrastrutture di connessione stradale, ferroviaria, portuale e aerea, ma anche e soprattutto digitale e tecnologica) e Competitività delle imprese (anzitutto in termini di densità e intensità imprenditoriale). Serve quindi una politica industriale che, sfruttando le ingenti risorse a disposizione - europee e nazionali - possa creare un ambiente favorevole alla crescita di territori e imprese del Mezzogiorno e, al contempo, ne valorizzi le potenzialità produttive. In questo contesto, un ruolo centrale sarà giocato dal PNRR, la cui rimodulazione rappresenta una notizia molto attesa. Dei circa 14 miliardi di nuove misure e risorse aggiuntive del Piano, circa 12 sono destinati alle imprese: 6,3 miliardi per Transizione 5.0, 2,5 per filiere green e net zero technologies, 2 per i contratti di sviluppo della filiera agroalimentare, 852 milioni per i parchi agrisolari, 320 milioni per il sostegno a investimenti green e 50 milioni per le materie prime critiche.
Segnali positivi di attenzione al sistema produttivo, che però dovranno essere declinati garantendo il rispetto della vocazione originaria del Piano, cioè lavorare sulla riduzione dei divari. In questo senso, sarà importante il rispetto della clausola di destinazione al Mezzogiorno del 40% delle risorse allocabili territorialmente. Sempre sul fronte delle policy e delle risorse, importanti novità sono attese dalla nuova Zona Economica Speciale (ZES) Unica per il Mezzogiorno e dalla revisione del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC), entrambe oggetto del DL Sud. La ZES Unica può rappresentare una grande potenzialità per il Sud, ma andrà declinata con attenzione, per non vanificarne la portata. Rendere tutto il Mezzogiorno una Zona Economica Speciale è un progetto ambizioso, che però necessita di essere sorretto da un disegno strategico di medio periodo. Recenti misure dedicate al Sud intervengono anche sulla politica di coesione nazionale, operando delle modifiche all'operatività e alla governance del Fondo Sviluppo e Coesione, per migliorarne le performance di spesa. Sarà importante non snaturare il Fondo, preservandone le caratteristiche di addizionalità e allocazione territoriale, che destina l'80% delle risorse al Sud. Più in generale, è necessario che i progetti e le risorse definiti dalle modifiche al PNRR e dal DL Sud vedano ora una tempestiva attuazione che, sin dalle prime fasi, metta al centro gli investimenti delle imprese e garantisca il coinvolgimento di tutti gli attori, in primis del partenariato economico e sociale.